Maccari Cesare

pittore frescante incisore
Siena, 9 maggio 1840 - Roma, 17 aprile 1919 (7 agosto)

Maccari Cesare, Pittore, frescante e incisore, nasce a Siena, il 9 maggio 1840, muore a Roma il 17 aprile 1919.

Realizza vaste decorazioni storiche e religiose in palazzi pubblici e chiese: Palazzo del Senato a Roma, Palazzo Pubblico di Siena, palazzo di Giustizia a Roma, cupola della basilica di Loreto (1892/1908), ecc.

Dal 10 settembre al 9 ottobre 1955, figura con le incisioni: Il Moschettiere, Elia, Deposizione di Papa Silverio, alla Mostra della Acquaforte Italiana dell’800. Rassegna storica. a cura Ente Provinciale Turismo di Reggio Emilia, che si tiene a Milano, presso la Soc. per le Belle Arti ed Esposizione Permanente.

Maccari Cesare - Dieci anni sono un attacco emiplegico lo aveva tolto all’attività del suo pennello di grande pittore storico e di frescatore insuperato, e il 7 aprile la morte è venuta a troncarne la decennale agonia.

Nato a Siena nel maggio del 1840, sentì immediatamente, in quella gloriosa patria dell'arte, la passione per l’arte, ed esordì modellatore; ma il direttore dell’accademia senese d'allora, e che poi fu suo degno maestro, il Mussini, lo attirò alla pittura, e in breve l’allievo superò le lusinghiere previsioni che il maestro aveva fatte di lui. Andato a stabilirsi a Roma non ancora trentenne, lo studio dei grandi maestri, l’ambiente di Roma, spinsero il suo forte ingegno a vasti concepimenti.

Le sue prime grandi tele, Deposizione dalla Croce, Papa Silverio deposto da Antonina figlia di Belisario, Sira che fa il sagrificio della vita per la sua padrona Fabiola, attirarono su di lui la pubblica attenzione. Quando, nel 1870, Roma divenne la Capitale d'Italia, il nome di Maccari aveva già tutte le simpatie del pubblico, il quale apprese con soddisfazione che la Casa Reale avevagli affidata la esecuzione, nella chiesa del Sudario — di regio patronato sabaudo — degli affreschi che dovevano rappresentare la gloria dei cinque beati di Casa Savoia. Quando, due anni dopo, quegli affreschi furono compiuti, fu un plebiscito di ammirazione per l’opera di Maccari, che aveva saputo fondere gli insegnamenti della scuola classica con le esigenze della moderna corrente verista, su quelli e su queste dominando egli con la originalità e lo slancio del suo ingegno e del suo temperamento.

Da allora, per trentasei anni, fin che la paralisi non gli fermò il braccio, Cesare Maccari tenne sempre con fervida operosità e con sicurezza di sé il posto di maggiore pittore storico e frescatore contemporaneo. Tale lo riconfermarono e lo attestano Amore che incorona le tre Grazie, sua tempera nel maggior salone del Quirinale; i mirabili affreschi storici a palazzo Madama, sede del Senato, dove il grande salone di ricevimento è appunto detto, per antonomasia, il salone di Maccari, che sulle ampie pareti vi dipinse, fra altro, Cicerone che parla in Senato contro Catilina e Appio Claudio cieco che fieramente risponde all’ambasciatore di Pirro. Questi e gli altri affreschi storici nel Senato medesimo, altri nel palazzo comunale di Siena — fra i quali, di una verità evidente e di una dignità artistica ineccepibile, i funerali dì Vittorio Emanuele a Roma, misero in sempre maggior luce il pittore di storia, sul quale ebbe in fine il sopravvento il pittore di affreschi nelle chiese, onde l’arte ebbe da lui decorazioni grandiose, quali si vedono nella cattedrale di Ascoli e in quella di Nardo.

Quivi i temi della sua pittura non poterono non essere quelli stessi dei maestri antichi, ma la sua fantasia ben nutrita di studi e temperata di logica mirabilmente li rinnovò. Campo grandioso, degno del suo poderoso talento, fu la cupola della basilica Lauretana dove, inevitabilmente prescelto — perché a nessun altro, meglio che a lui, avrebbe potuto essere affidato in Italia il grandioso lavoro — durò ben diecisette anni, dal 1891 al 1908, a dipingere con ascendente fervore.

Come descrivevalo allora in queste stesse colonne Ugo Ojetti «lavoratore metodico probo instancabile» più giovane e più alacre ogni anno, lontano oramai dalle mille difficili e sempre nuove competizioni delle mostre e dei concorsi, ritiratosi su negli impalcati della basilica lauretana a dipingere tanti metri quadrati di affresco ogni mese, aiutato da pochi giovani, «garzoni» più che scolari, rimase — fin che poté lavorare — per un buon trentennio sempre lo stesso. Sotto la cupola della Basilica di Loreto egli si era isolato quasi a vivere tra una infinita folla di figure umane e divine esprimenti le litanie della Beata Vergine — dipinte con vigore inesausto e con una varietà prodigiosa di espressione.

Semplice, bonario, austero, sdegnoso di ogni vanità e di ogni rumore — festoso accoglitore, in Roma, di pochi e buoni amici nel suo vasto studio presso porta Salaria — non visse che per l'arte, alle cui maggiori altezze sempre intese, pur avendo sempre la coscienza del proprio tempo e degli ambienti nei quali la sua grande valentia era invitata ad affermarsi. (1919 - La morte del pittore Cesare Maccari, L'Illustrazione Italiana, Milano, n. 15, 13 aprile, p. 363 ill.)



Bibliografia:

1891 - Lo sfregio del Gallo a Papiro Marco, affresco di Cesare Maccari, nel palazzo del Senato (Incisione di G. Cantagalli), L'Illustrazione Italiana, Milano, Anno XVIII - 1° semestre, p. 73.

1891 - Dettaglio dell'affresco "Appio Claudio cieco" di Cesare Maccari nella sala del Palazzo del Senato a Roma (incisione di G. Sabattini), L'Illustrazione Italiana, Milano, Anno XVIII - 1° semestre, p. 129.

1891 - Cicerone contro Catilina, affresco di Cesare Maccari nella sala del Senato di Roma (Incisione di F. Cantagalli), L'Illustrazione Italiana, Milano, Anno XVIII - 1° semestre, p. 261.

1893 - Due affreschi del Maccari, Milano, L'illustrazione Italiana, n. 11, 13 marzo, pp. 176, 177 (ill.), 178.

1905 - Il Re in visita agli studii di tre artisti, L'Illustrazione Italiana, secondo semestre, p. 10.

1909 - Onorato Roux, Illustri italiani contemporanei, Memorie giovanili autobiografiche, Vol II - Artisti, parte seconda, Firenze, Bemporad, pp. 44/52.

1919 - La morte del pittore Cesare Maccari, L'Illustrazione Italiana, Milano, n. 15, 13 aprile, p. 363 ill.

1926 - C. Maccari, Vittorio Emanuele riceve in Firenze il Plebiscito del popolo di Roma, Almanacco del ragazzo italiano, Firenze, Bemporad, p. 256 ill.

1926 - Cesare Ratta, a cura, Acquafortisti Italiani, I, tav. 19.

1949 - Armando Pelliccioni, Dizionario degli Artisti Incisori Italiani(dalle origini al XIX secolo), Carpi (MO), Gualdi, e F., p. 203

1955 - Luigi Servolini, Dizionario Illustrato degli incisori italiani moderni e contemporanei, Milano, Gorlich, p. 453.

1955 - Mostra della Acquaforte Italiana dell’800. Rassegna storica. a cura Ente Provinciale Turismo di Reggio Emilia, catalogo, Milano, Permanente, pp. 39/40.

1976 - Guido Giubbini, L’acquaforte originale in Piemonte e in Liguria 1860-1875, Genova, Sagep editrice, pp. 288

2006 - Zeno Davoli, La Raccolta di Stampe “Angelo Davoli”, volume VI, M-Ne, Reggio Emilia, Edizioni Diabasis, p. 12, 15 ill.