Pietro Zanini è stato un architetto nato a Udine nel 1895 e deceduto,
nella stessa città, il 6 maggio 1990. Frequenta, a causa delle
difficoltà economiche, le lezioni serali del Corso Artistico ed
Industriale nella Scuola "Giovanni da Udine" lavorando di giorno presso
l'Impresa Edile Agosto di Udine, con il compito di assistente ai lavori,
di disegnatore e di contabile, trovando così modo di cimentarsi nei
suoi primi progetti per piccole opere. A 18 anni vince la Borsa di
Studio "Marangoni", e si iscrive all'Accademia di Belle Arti a Venezia.
Si trasferisce con la sua famiglia a Firenze, dove continua gli studi
dell'Accademia di Belle Arti, per poi passare alla Scuola Superiore di
Architettura, appena istituita, e nell'aprile del 1914, quasi alla fine
dell'anno accademico, viene chiamato alle armi. Dopo aver frequentato il
Corso Allievi Ufficiali a Firenze, viene inviato in zona di guerra a
Villa Vicentina, presso il V Genio Pontieri, dove ha modo di esplicare
tutta la sua conoscenza tecnica sulle costruzioni, per arrivare, dopo la
ritirata sul Piave e la successiva controffensiva, ad assumere la
direzione dei lavori per la ricostruzione delle campate del ponte sul
Piave stesso. Nel 1919 riprende gli studi a Venezia, si sposa e si
diploma nel 1921 professore in architettura ottenendo nel 1923
l'abilitazione a svolgere la professione di architetto. Apre uno studio
professionale a Udine, collaborando anche con Raimondo D'Aronco. Nel
1924 entra a far parte del suo studio l'architetto Scoccimarro (ci
rimarrà sino al 1933) e con lui inizia la partecipazione a numerosi
Concorsi: per Piazza Oberdan di Trieste (1º premio) e quello per
l'Ospedale Maggiore di Niguarda a Milano (3º premio). Nel 1923 viene
nominato direttore della Scuola Professionale «Vincenzo Scamozzi» di
Palmanova dove, fino al 1943, insegna disegno architettonico, meccanica,
tecnologia dei materiali, lavorazione del ferro artistico, decorazione,
ebanisteria, e, a parte, tiene corsi diurni per capimastri sui cementi
armati. Nel 1928 entra a far parte della Commissione del Museo Civico
della città presieduto da monsignor Giuseppe Marchetti. Nel 1933 il
barone Elio Morpurgo, nella sua veste di Presidente della Camera di
Commercio di Udine, dà incarico a Zanini, Scoccimarro e Midena, di
progettare un padiglione per la V Triennale di Milano che rappresenti
tutto il Friuli: nell'architettura, nell'arte e nell'artigianato (La
casa dell'aviatore). Nel 1934 viene designato, su segnalazione di
D'Aronco, tecnico di fiducia della Banca d'Italia di Udine e vi resta
fino al 1982, dirigendo, come ultimo lavoro, il consolidamento
antisismico della Sede di Rappresentanza collocata nel Palazzo Antonini
del Palladio. Nel 1939, viene nominato membro dell'Accademia delle
Scienze, Lettere ed Arti di Udine. Nel 1943, dopo l'esperienza maturata a
Palmanova, al termine del suo mandato ventennale, premiato con medaglia
d'oro, viene nominato direttore della Scuola di Avviamento
Professionale «Andrea Galvani» di Pordenone. La sua nuova impostazione
didattica ha un indirizzo moderno e razionale che incrementa
notevolmente l'afflusso degli allievi e per questo ottiene un alto
riconoscimento dalla locale Società Operaia. Dopo la guerra riprende
l'attività professionale con regolarità, nei vari settori dell'edilizia
privata, pubblica, sacra, in quella industriale e nel campo
dell'urbanistica, con i Piani di Ricostruzione di Latisana, di Forni di
Sotto e con il Concorso per la Ricostruzione della Zona Sud-Est di
Udine. Nel 1956 viene nominato membro della Commissione Diocesana d'Arte
Sacra, presieduta, all'epoca, dall'arcivescovo monsignor Nogara. Nel
1972 viene nominato presidente della Scuola Arti e Mestieri "Giovanni da
Udine". Nel 1983 riceve dall'Ordine degli Architetti della Provincia di
Udine un pubblico riconoscimento per i suoi 60 anni di professione, la
medaglia d'oro, e viene iscritto di diritto nell'Albo d'Onore. (
Beni Ecclesiastici in WEB)
Nel 1921 realizza il Monumento ai Caduti di Cervignano (Udine).
Bibliografia:
1922 - I Monumenti della
riconoscenza - Gli italiani ai Caduti per la Patria, La Domenica del Corriere,
n. 8, 19-26 febb., p. 11.