Tosoni Pittoni Anita

tessitrice ricamatrice scrittrice editrice
Trieste, 6 maggio 1901 - Trieste, 8 maggio 1982

Espone alle Rassegne di Arte Decorativa di Monza.

Anita Pittoni, nata a Trieste il 6 aprile 1901 da Francesco Tosoni Pittoni (1876-1917), ingegnere, e da Angela Marcolin Bosco (1880-1940), sarta e ricamatrice, ha frequentato il liceo femminile completando i propri studi nel 1919. A Trieste, tramite il pittore futurista Marcello Claris, è entrata a contatto con Avgust Černigoj, Leonor Fini, Ugo Carà, Carolus L. Cergoly, Dario de Tuoni, Amelia Chierini, Piero Janesich, Umberto Nordio, Gustavo Pulitzer Finali, Maria Lupieri, Lojze (Luigi) Spacal, tra gli altri; fuori Trieste, con Gio Ponti, allora animatore della rivista Domus, con Anton Giulio Bragaglia, protagonista su vari fronti della cultura futurista e regista di teatro, con Fortunato Depero, Enrico Prampolini e gli architetti Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti, Ernesto Nathan Rogers e AgnoldomenicoPica. I suoi contatti con il futurismo e con il costruttivismo così come la suggestione di motivi del cubismo, della cultura delle avanguardie dell’Europa centrale e del surrealismo si manifestano nello svolgersi - in modo originale - della sua attività artistica, anche nel campo della pittura. Negli anni della seconda guerra mondiale si lega sentimentalmente a Giani Stuparich, che ne sostiene le iniziative anche sul piano editoriale e che ne ha confermato le qualità «nel campo dell’arte decorativa» (Stuparich, 1948, p. 218), valorizzandone anche gli esordi sul piano letterario, con un cenno pure alle pagine di diario che testimoniano il suo mondo affettivo e la sua inquieta e tesa sensibilità letteraria. La sua attività di scrittrice ha inizio negli anni Trenta, prendendo consistenza negli anni della seconda guerra mondiale quando ha dato vita alle pagine da «poemetto in prosa» di Le stagioni (Trieste 1950). Si tratta di un testo di riflessioni ed emozioni vissute nell’interiorità, espressione di una «nuova scrittrice tutta raccolta nell’esprimere l’interna visione e intesa a coglierne i significati e le vibrazioni più riposte, con audacia e immediatezza» (Stuparich, 1948); un testo che – più tardi – viene riunito con altri racconti in Passeggiata armata (con due disegni di Ugo Pierri, Trieste 1971) e che documenta i modi in cui l’autrice proietta anche su un piano simbolico i fenomeni di una vita e annoda originalmente memoria e interiorizzazione. Le poesie in dialetto triestino, raccolte nel volume “Fèrmite con mi” (1936-1959) (Trieste 1962), inseguono il ricordo di anni giovanili e sono quasi note di diario in cui l’effusività viene evitata grazie a una carica, a tratti, di autoironia. E dove si avverte, spesso, uno stato di solitudine e di struggente malinconia, di dissonanza con il mondo, nonché una particolare attenzione per i personaggi emarginati,dimenticati, soli, con qualche inclinazione al bozzetto, ma con il sostegno di tratti di incisività e qualità della scrittura. Il racconto in dialetto triestino “El passeto” (1ª ed. Trieste 1966; con tre disegni di L. Rosignano, Trieste 1977; a cura di S. Volpato, con una illustrazione di U. Pierri, Trieste 2008) riprende alcuni ricordi familiari e rappresenta uno fra gli esiti più intensi della prosa di Anita Pittoni, alla qualeappartengono sia alcuni penetranti episodi (brevi racconti, aneddoti, pubblicati postumi con il titolo Caro Saba, Trieste 1977) relativi a Umberto Saba, sia le pagine saggistiche “L’anima di Trieste. Lettere alprofessore” (Firenze 1968) scritte per offrire una «prospettiva storica della Trieste moderna», cioè della Trieste «emporiale» (p. 14). Una fra le principali ragioni della notorietà di Anita Pittoni consiste nel fatto di aver dato vita all’iniziativa editoriale più originale e organica di Trieste, fondata su un progetto articolato in diverse collane, realizzato in volumi di grande qualità (nella quale si ravvisavano l’esperienza e l’eleganza artigianale acquisite) e accompagnato da preziosi bollettini, cataloghi, foglietti illustrativi. L’attività delle edizioni dello Zibaldone - dietro la quale c’erano i suggerimenti di Stuparich, oltre alla collaborazione e i consigli di Virgilio Giotti, Luciano Budigna, Pier Antonio Quarantotti Gambini tra gli altri - ha inizio nel 1949 per concludersi intorno alla metà degli anni Settanta. Secondo il programma editoriale, Lo Zibaldone intendeva fissare «i lineamenti complessi di Trieste e della sua regione allineando in una collana svelta e di agevole lettura opere originali d’ogni tempo che, nella varietà degli argomenti, potessero dare un quadro oggettivo della fisionomia della terra giulia, poco o male conosciuta» ed essere così «un fedele specchio di Trieste, porta d’Italia aperta all’Europa» (G. Stuparich, Ricordi istriani). È morta a Trieste l’8 maggio 1982. (Associazione PIKNIC ART CAFFE APS di Trieste)


Bibliografia:

1930 - Anita Pittoni Anita - Trieste, Urbino, Rassegna della Istruzione Artistica, p. 178 ill.

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