Figlio dello scultore Giulio.
Esegue per il cimitero monumentale del Verano a Roma: la statua del Dolore per la tomba della famiglia Mauri (1915).
Esegue per il cimitero del Verano, la stutua per la tomba dedicata
all'aviatore caduto in guerra, Arrigo Saltini dei Remingardi:
«studente di ingegneria, tenente pilota-aviatore,
caduto per la patria a 23 anni, 8 ottobre 1918», come recita
l’iscrizione sepolcrale.
Nel 1918 esegue il busto di Francesco Dondini de Silva (monumento ai caduti - a basamento), collocato nella chiesa di San Marcello al Corso in Roma.
Esegue la lapide commemorativa ai Caduti della Prima guerra mondiale di Aspra (Casperia - RI), con bassorilievo raffigurante "allegoria della Patria".
Con i gessi Il genio dell’Aviazione, Studio di nudo, e con il bronzo Crysis/Chryzio, figura nel maggio-ottobre 1921 partecipa alla 1^ Esposizione Biennale Nazionale d’Arte della Città di Napoli.
Nel 1921 colloca il busto del generale "V. Giordano Orsini" nella Salita del Pincio.
Nel 1922 colloca nell'atrio del Palazzo Valentinii, sede della Provincia di
Roma, la lapide dedicata ai funzionari della
provincia caduti nella prima guerra mondiale, è una targa dedicata agli
infermieri e cantonieri della provincia.
Esegue nello storico studio di via del Babuino 150 a Roma, il Monumento a Riccardo Bentin, per il governo di Lima, dove si reca prorpio per erigere la statua nel 1923.
Rientra a Roma nel 1925.
Esegue il ritratto di Giuseppe Massari sindaco di Bari.
Partecipa nel 1936 alla XX Biennale Internazionale di Venezia con la scultura testa del generale Grazioli.
Per il Museo dei Carabinieri di Roma, concepisce e realizza nel 1937
un pregevole bassorilievo cingente il largo spazio sotto il primo ordine
di finestre, con gli elementi caratteristici della divisa e
dell'armamento del carabiniere di tutti i tempi.
Esegue nel 1941 il monumento al Cardinale Pietro Gasparri nella basilica di San Giovanni a Roma.
Tadolini Enrico - Il gruppo marmoreo di Santa Francesca Saverio Cabrini, donato in riconoscenza di una grazia ricevuta dall’architetto americano Thomas Le Roy Warmer, cui fu in seguito affidata la costruzione del santuario cabriniano di Chicago, venne inaugurato e benedetto dal cardinale Federico Tedeschini. Sopra, la statua marmorea di Santa Francesca Cabrini, opera di Enrico Tadolini, posta l’8 dicembre 1946 nella Basilica Vaticana di Roma; sotto due storiche e inedite immagini del difficoltoso trasporto della statua di marmo da piazza San Pietro all’interno della Basilica, nella prima foto davanti al carro ferroviario è ritratto il donatore Thomas Le Roy Warmer, nell’altra foto, gli operai mentre fanno scivolare la statua nella Basilica servendosi di grosse funi e di un argano che nel 1500 è servito per sollevare l’obelisco di piazza San Pietro.
Si trova a Roma, nella navata centrale della Basilica Vaticana. Qui, scandite da poderosi pilastri, si aprono 39 nicchie con le figure dei Santi fondatori degli Ordini e delle Congregazioni religiose. In una di queste, a dodici metri di altezza e a fianco dell’altare papale, è stata posta l’8 dicembre 1946 la statua di Santa Francesca Saverio Cabrini, fondatrice della Congregazione delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù. Era una delle poche nicchie allora disponibili e fu proprio Papa Pio XII, che pochi mesi prima, il 7 luglio 1946, aveva canonizzato Madre Cabrini, a decidere di rendere omaggio alla sua figura.
Il gruppo marmoreo, raffigurante la missionaria e un angelo, venne commissionato allo scultore Enrico Tadolini (1884 -1967), discendente da una famiglia di artisti romani il cui capostipite, Adamo, era stato allievo prediletto di Antonio Canova.
Ricavato da un blocco di marmo color indaco di cinquanta tonnellate proveniente da Gubbio di Querceta, nelle Alpi Apuane, vanta numeri record: la statua della Cabrini è alta cinque metri, larga due e mezzo e pesa oltre venticinque tonnellate; l’angelo che sta ai suoi piedi misura due metri e mezzo di altezza e pesa sette tonnellate. Il peso complessivo del gruppo marmoreo è di circa trentatré tonnellate, base compresa. Logico, dunque, che per trasportare in piazza San Pietro l’enorme monumento sia stato usato uno speciale carro ferroviario munito di sedici ruote gommate e che per accedere all’interno della Basilica Vaticana sia stato necessario l’uso di trecento metri di grosse corde e di un gigantesco argano, lo stesso che nel 1500 era stato usato per sollevare l’obelisco di piazza San Pietro.===
Nel 1948 esegue le statue in marmo, dedicate a San Benildo di cm 188, e del Beato Salomon di cm 185.
L’artista è sepolto al Verano in un sepolcro ad ara classica che lo
stesso Enrico eresse alla morte del padre Giulio; la tomba si affaccia
sul viale centrale, all’altezza del riquadro 37, e su di esso
un’iscrizione ricorda: «Enrico Tadolini, scultore romano, dedicò
appassionatamente tutta la vita alla sua arte, fiero di conservare ed
accrescere la tradizione di famiglia».
Bibliografia:
1921 - 1^ Esposizione Biennale Nazionale d’Arte della Città di Napoli, catalogo mostra, Napoli, maggio-ottobre, pp. 19, 40, 45.
1936 - Ugo Ojetti, La XX Biennale Veneziana. Scultori Nostri, Corriere della Sera, 5 luglio, p. 3.
1937 - V. Stra, Nei secoli fedele, Milano, Pro Familia, n. 27, 4 luglio XV, p. 347.
1951 - Ettore Padovano, Dizionario degli Artisti Contemporanei, Milano, I.T.E., p. 337/338.
1955 - Domenico Maggiore, Artisti italiani viventi, Napoli, Maggiore, pp. 491/492.
1994 - Vincenzo Vicario, Gli scultori italiani, Dal neoclassico al liberty, seconda edizione, volume secondo, Lodi, Il Pomerio, p. 1016.
1996 - La Biennale di Venezia. Le Esposizioni Internazionali d’Arte 1895-1995, Venezia, Electa, p. 648.
2003 - Alfonso Panzetta, Nuovo Dizionario degli Scultori Italiani dell’ottocento e del primo novecento, volume II, M-Z, Adarte, p. 900.