Mondaini Giacinto - Giaci

pittore disegnatore sceneggiatore illustratore
Milano, 22 gennaio 1902 - Milano, 7 ottobre 1979

Giacinto Mondaini, nato nel 1903, a Milano dove muore nel 1979, detto Giaci è stato un pittore, disegnatore, umorista nonché sceneggiatore e scrittore italiano.

Nel 1917 partecipa alla Esposizione Nazionale d'Arte presso la Regia Accademia di Brera e Società per le Belle Arti, di Milano, presenta il dipinto Melegrane.

La sua carriera inizia negli anni trenta sulla rivista umoristica “Il Bertoldo” assieme all'amico Giovannino Guareschi. È sceneggiatore nel 1935 del film “Darò un milione”. Sposato con Giuseppina "Josephine" Lombardini da cui si separa subito dopo la Seconda guerra mondiale, Nel frattempo crea opere per francobolli, cartelloni pubblicitari, riviste e fumetti dell'epoca.

Nel novembre 1942 espone alla galleria Ferruccio Asta di Milano. Dopo gli anni cinquanta produce per sé quadri e vignette. La nota attrice Sandra Mondaini (sua figlia), fin da bambina, fu spesso sua modella.

Estro di Mondaini

È il più tetro dei miei amici. Un cattivo umore perpetuo caparbio e incomunicabile lo fascia come un muro di cinta. Dentro c'è lui seduto su uno scoglio. Attende un angiolo o una barca? Si è sempre saputo poco di Mondaini. Tipi come lui li abbiamo incontrati nei romanzi coloniali di Pierre Mac Orlan con un piede morsicato dalla balena. Ha fatto molte cose: è stato soldato nel deserta e navigante. Una volta cominciò a scrivere un libro di memorie ma si fermò al primo capitolo. È così taciturno che per una diecina di anni pronunziò una quindicina di parole in tutto. Inventò due o tre personaggi grafici che ebbero fortuna. Molti lo imitarono. Mondaini fu il primo a introdurre l’angiolo nella vita quotidiana. Non erano belli. Irritati e servizievoli, con una faccia consumata come una scarpa, se la facevano nei quartieri periferici. Prima di essere angeli erano stati uscieri, coristi, sonnambuli. Avevano una bonarietà insolente e spesso somigliavano all’autore. Una diecina d’anni fa, Bardi, espose a Milano una serie di dipinti di Mondaini. Si sentiva l’odore della periferia, i piccoli commerci clandestini, i tetti alti con le ringhiere nere come stringhe: c’erano dei gatti, delle donne, dei lampioni rossi; e sulle facciate delle case in demolizione delle toppe di colore verde. Gli angeli scendevano dal paradiso e allattavano i bambini poveri o aggiustavano il tubo della stufa. V’erano nelle tinozze delle sirene e dei vecchi capitani marittimi. Oggi a dieci anni di distanza Mondaini ha ripreso i suoi racconti dipinti e ha riportato nelle stesse case gli abitanti di una volta: angeli, sirene, maestrine di musica, suonatori di fisarmonica, poveri diavoli al chiaro di luna, tutti gli eroi incolumi della periferia con la parentela di angeli.

L'invenzione, di carattere, l'annotazione rapida e imprevista, quello stesso colore accidentato e grumoso dei suoi primi dipinti ritorna come rinfrescato da un alito di poesia.

Alla Galleria di Ferruccio Asta abbiamo ritrovato un vecchio amico. Intorno ha il solito muro e dentro c’è seduto lui su uno scoglio. (1942 - R.C. (Raffaele Carrieri), Estro di Mondaini, Roma, Tempo, n, 183, 26 nov. - 3 dicembre, p. 35).


Bibliografia:

1942 - R.C. (Raffaele Carrieri), Estro di Mondaini, Roma, Tempo, n, 183, 26 nov. - 3 dicembre, p. 35.

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