Girardello Silvano

pittore
Giacciano (RO), 27 maggio 1928 - Verona, 27 giugno 2016

Silvano Girardello nasce a Giacciano (RO) il 27 maggio 1928.

Nel 1933 si trasferisce con la famiglia a Verona. Frequenta l’Istituto Magistrale e il Liceo Artistico a Bologna, dove si diploma nel 1946. Nel 1948 si iscrive alla facoltà di architettura; tre anni più tardi abbandona gli studi per dedicarsi alla pittura.

A partire dal 1955 insegna educazione artistica nelle scuole medie.

Tra il 1957 e il 1961 espone i primi dipinti in varie mostre collettive. Con due opere della serie Vittime, partecipa alla Biennale di Parma nel 1961, e ordina nella stessa città, alla galleria del Teatro la prima personale, presentato in catalogo da Arturo Carlo Quintavalle, la mostra è dedicata alle vittime di Hiroshima. Le sue opere con un fare gestuale e espressionista, definiscono resti di un’umanità martoriata, che ricordano, Dubuffet, Permeke, Bacon e Giacometti. Nel 1964 inizia ad inserire plastiche, fotografie, tele cerate, ritagli di giornale. Nasce la serie della bambina con altre presenze inquietanti “Chi viene a giocare con me?”. A partire dalla metà degli anni Sessanta l’uso della fotografia diviene pressoché esclusivo, nei collages accosta, con una grottesca contaminazione di linguaggi, immagini della pubblicità e simboli della cultura pop ad un repertorio iconografico colto, legato alla tradizione. Nel 1966 allestisce la prima personale veronese alla Galleria Ferrari, presentato in catalogo da Licisco Magagnato. Nel 1967, a Palazzo Strozzi, Firenze, figura alla collettiva “Intrarealismo”. Si dedica anche alla grafica (fotolito-serigrafie) che avranno un ampio eco espositivo. Nel 1969 espone alla Galleria dello Scudo di Verona presentato in catalogo da Mario De Micheli. Ritorna quindi alla pittura usando prevalentemente colori acrilici. Nel 1971 inizia la serie del Ratto di Europa dedicata all’opera di Paolo Veronese in Palazzo Ducale a Venezia. Affronta quadri di impegno politico, ironici ed espressionisti, come Pinochet e In morte di Luis Carrero Blanco in cui si avvertono echi della pittura di Grosz, Goya ed altri. Su di una poetica citazionista si sviluppa anche la serie de Le Visite (1975-1977). Poi, negli ultimi anni Settanta attinge a una dimensione privata ritraendo l’universo familiare, gli interni, i paesaggi amati. Nel 1983 tiene una personale alla Galleria d’Arte Moderna Palazzo Forti di Verona Perlustrazioni-non stop. L’anno seguente diventa titolare di Cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Verona, di cui diverrà in seguito direttore. Torna con una personale, nel 1990, alla Galleria dello Scudo di Verona. Nel 1992 espone alla Galleria Giulia di Roma. Sono gli anni delle opere naturalistiche, con soggetti contadini di forte impatto materico. Nel 1995 ancora una personale alla Galleria dello Scudo, intitolata “L’Angelus”, presentato da Luigi Meneghelli. Nel 1998, il Museo d’arte moderna di Gazoldo degli Ippoliti (MN) gli dedica un’ampia antologica per i quarant’anni della sua carriera (1958-1998). Nel 2000 il Comune di Rovigo insieme all’Accademia dei Concordi gli dedicano un’ampia mostra monografica sul tema “Cose di campagna”, presentata da Mauro Corradini. Nel 2003, figura alla rassegna “La creazione ansiosa”, a cura di Giorgio Cortenova, a Palazzo Forti a Verona. Nel periodo 2004-2006 torna ai paesaggi dell’infanzia e riprende nuovamente gli autori e le opere che hanno caratterizzato il suo percorso. Nel 2007 è presente con il grande quadrittico “La casa a Nordstrand”, alla rassegna a cura di Giorgio Cortenova “Il settimo splendore, La modernità della malinconia”, tenutasi a Palazzo della Ragione a Verona.

Si spegne a Verona il 27 giugno 2016.

Durante il suo lungo percorso pittorico riceve premi e riconoscimenti. Le sue opere sono presenti in musei ed in collezioni pubbliche, private in Italia e all’estero. A un anno esatto dalla sua scomparsa, dal 27 giugno al 16 luglio 2017, il Comune di Verona gli dedica, al Palazzo della Gran Guardia (piano nobile), un’approfondita mostra antologica, curata dal critico Luigi Meneghelli e dalla moglie Carmela con le figlie Anna a Francesca. Nel 2018 una sua opera è presentata alla rassegna “l’Arte tra paesaggi e periferie” alla Casa Museo Sartori di Castel d’Ario (MN) e la famiglia ricorda l’artista con una personale alla Galleria Arianna Sartori di Mantova.
Nel 2021 un suo “Autoritratto” è presentato alla rassegna “Autoritratti e Ritratti di personaggi illustri” alla Casa Museo Sartori di Castel d’Ario (MN).


Contatti:

Cell. 347.9490571
E-mail: annagirardello@libero.it

Sito Internet: www.silvanogirardello.com


Sue incisioni sono inserite nella Raccolta delle Stampe Adalberto Sartori di Mantova,

Sito internet: www.raccoltastampesartori.it


Di Lui hanno scritto:

D. Arich De Finetti, G. Bellandi, G. Beringheli, C. Bertoni, M. Brognara, F. Butturini, M. Corradini, G. Cortenova, M. Teresa Ferrari, R. De Grada, M. De Micheli, G. Di Genova, P. Farinati, G. Gigliotti, D. Guzzi, R. Lambarelli, L. Lorenzoni, L. Magagnato, G. Marchiori, D. Marangon, R. Margonari, S. Martini, E. Mascelloni, S. Maugeri, M. Mazza, G.L. Mellini, G. Menato, L. Meneghelli, S. Mozzambani, C. Munari, A. Natali, P. Nuzzo, A.C. Quintavalle, A. Quarta, L. Reggiani, A. Romagnolo, R. Sanesi, G. Seveso, F. Sossi, N. Stringa, T. Toniato, G.L. Verzellesi, F. Vincitorio.


Giudizi critici:

Segreti e bugie
Chi viene a giocare con me?
“…l’operazione che mette in campo Girardello è simile a quella di un bambino che ci introduce nella stanza magica dei suoi giochi. L’artista ci chiede di accostarci in maniera disincantata alla danza illusoria delle sue cose, all’incomprensibile sorgere e tramontare del suo mondo. La sua arte procede per stratificazioni di spunti imprevisti, per addizione di ritrovamenti, prelievi, restauri, per innesto di una varietà capricciosa e fluttuante di immagini. L’unico obiettivo che può darsi l’osservatore è quello di lasciarsi trascinare dal ritmo di questa sana follia visionaria, di cogliere il movimento interno delle cose: in una parola di “stare al gioco”, senza nessuno scopo finale, se non quello di fare esperienza dello stesso comportamento ludico.
La prima volta che Girardello utilizza il titolo Chi viene a giocare con me? è in due opere del 1965. Una che presenta la “figura” informe, complessa e ambigua di una bambina che sta giocando con una palla e l’altra che mostra sempre una bambina dai tratti elementari che sta saltando con la corda. All’artista non interessa mettere in risalto la tipologia del gioco, quanto invece l’alterazione che il gesto o l’atteggiamento ludico introducono nella costruzione del quadro. È come una battuta all’interno del discorso: lo apre, lo scombina, ne trasforma il senso. Per Girardello, cioè, le immagini giocose inseriscono nell’opera la dimensione dello scarto, dello scompenso, della fuoriuscita: alludono a un’esperienza reale che in quanto tale non è rappresentabile. Non solo: ma attraverso il gioco egli innesca il sospetto che l’arte stessa possa “giocarsi”, smascherarsi, in qualche modo smetterla di prendersi tremendamente sul serio.
A dire il vero, una Bambina che gioca la troviamo già nel 1960: una figura umana trasformata in “sgorbio infantile”, in impronta ritagliata, in piccola statua di sabbia. Insieme fragile fantasma e maschera furente. Può sembrare un calco di Miss Cholera di Dubuffet (1945): solo che la bambina non traduce un comportamento concretamente “alternativo” (autre), ma piuttosto un pensiero materiale, grottescamente festoso. Un altro dipinto che si ispira direttamente al divertimento è Bimba con girandola (1967)…”.
Luigi Meneghelli (dal catalogo Silvano Girardello. “Chi viene a giocare con me?”, 2017)

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