Ghiretti Cornelio

scultore cesellatore
Villa Basilacacoiano (PR), 1891 - Milano, 1934

Cornelio Ghiretti, nato a Villa di Basilicagoiano nel 1891, fu uno scultore di umili origini contadine. Iniziò come autodidatta e raggiunse notevole maestria nell'arte dello sbalzo. Dopo un breve periodo trascorso presso la fabbrica di orologi Beccarelli a Vignale, si unì alla fonderia Baldi, dove lavorava già Renato Brozzi, grande amico e preziosa guida. Da lui apprese i primi rudimenti del disegno, dimostrando le sue abilità che vennero riconosciute dal proprietario del laboratorio. Grazie al suo sostegno finanziario, Ghiretti poté frequentare la scuola di Belle Arti di Parma. Intraprese varie attività manuali, come falegname, fabbro, meccanico e muratore, prima di riuscire a frequentare brevemente l'Istituto di Belle Arti all'età di quattordici anni.

Nel 1914, vinse il Pensionato Nazionale triennale della Scuola della Medaglia a Roma. Tuttavia, a causa dell'intervento bellico del conflitto 1915-1918, non ebbe modo di sfruttare appieno questa opportunità e trascorse solo il primo anno come borsista a Roma.

Nel 1920 con la placchetta Testa d'uomo", vince un primo Premio Grazioli per il cesello, alla Mostra dei Concorsi alla "Permanente" - Milano.

Dopo la prima guerra mondiale, aprì uno studio a Parma.

Nel 1921, divenne insegnante presso la Scuola Artistica Pietro Selvatico di Padova e successivamente, nel 1928, tramite un concorso nazionale, fu nominato Maestro della cattedra di sbalzo all'Istituto d'Arte di Venezia.

Ghiretti morì a Milano nel 1934, all'età di soli quarantatre anni.


La mostra “Cornelio Ghiretti e la scuola parmense di sbalzo e cesello - La Collezione Cantadori" Realizzata da Fondazione Cariparma, la mostra è stata allestita a Palazzo Bossi Bocchi dal 26 febbraio al 29 maggio 2022. Recentemente donata a Fondazione Cariparma, la Collezione di Claudio Cantadori, pronipote dell’artista Cornelio Ghiretti, è il frutto di una ricerca costante e appassionata, che indaga il mondo della scultura e dell’arte decorativa della prima metà del Novecento parmense, con un particolare interesse nei confronti di tre originali artisti: Renato Brozzi, Cornelio Ghiretti e Mario Minari.


Cronelio Ghiretti

Tre anni or sono su questa rivista dedicavamo alcune pagine a uno dei più eletti artisti italiani della plastica: Cornelio Ghiretti. E, fra l’altro, scrivevamo: «…La Scuola della vita e l’istintività dell’ingegno hanno richiamato Ghiretti a quella che era la missione della sua vita: e se una parte di preparazione elaboratrice è intervenuta ad affinare la sua tecnica e la sua sensibilità estetica, questa è intervenuta assai dopo che la istintività artistica si era rivelata.

Ghiretti iniziava assai giovane la sua carriera di artista con varie opere a sbalzo, nelle quali fissava il suo amore alla natura, la sua cura di osservatore e la sua finezza di esecutore. Gli animali richiamavano soprattutto la sua attenzione: ed agli animali è attinta l’ispirazione di questi primi lavori.

Lo sbalzo divenne nei primi tempi la forma esecutiva della quale Ghiretti quasi esclusivamente si serviva: e la strada non era facile perché troppo semplice era il pericoloso confronto con Renato Brozzi che già nel 1910-13 era conosciuto favorevolmente in Italia ed anche fuori patria.

Ghiretti si sforzò indubbiamente a conservare nella sua linea direttiva artistica, un carattere suo proprio: e si sforzò nelle composizioni ricche di elementi esclusivamente decorativi, che fissassero questa personalità.

Così, nonostante il pericolo già accennato di scabrosi confronti, riuscì a mantenere una sua personalità artistica anche nell’opera plastica diretta alla rappresentazione di animali.

Più tardi nello sbalzo Ghiretti affrontava la figura umana ed i primi risultati furono magnifici. Una sua superba testa di vecchio, otteneva nel 1920 a Milano un primo premio: e per questa via della rappresentazione figurativa umana Ghiretti mostrava ben presto una maestria invidiabile. Nel 1921 era chiamato ad insegnare sbalzo e cesello a Padova e poi a Venezia: ed in questo suo periodo di vita si rivelava con una ricca produzione di opere di plastica e di sbalzo, che lo mettevano in un primo piano soprattutto tra i maestri dello sbalzo e del niello. Venezia nel '30 mostrava tutta una serie dei suoi lavori (tondi, coppe, targhe, medaglie, ecc.) che dimostravano la nobiltà delle concezioni e del disegno, la maestria del rilievo, la ricchezza nella capacità compositiva di questo artista…».

Una morte tragica ha spezzato a 42 anni questo maestro che con Renato Brozzi formava il duo più nobile dei nostri sbalzatori e dei nostri cesellatori.

Negli ultimi anni Ghiretti, lasciato per ragioni di salute l’insegnamento artistico superiore, si era trasferito da Venezia a Milano ove numerosi erano gli amici e gli estimatori che amavano in lui l’uomo semplice e l’artista nobilissimo.

La produzione negli ultimi tre anni era stata fervida e Ghiretti vedeva compresa la sua opera e apprezzato il suo ingegno. Pur continuando nelle opere di sbalzo e di cesello aveva con maggior lena affrontato opere maggiori di scultura e siamo lieti di presentare qui alcuni saggi di questo intenso lavoro.

Il gruppo della Pietà per la Famiglia Invernizzi, pur toccando un tema noto e da molti tradotto in opera d’arte, mostra la modernità e l’elevatezza del suo lavoro. È un gruppo di una composta dignità, degno di un grandissimo maestro.

Uguale modernità ed uguale elevatezza di intenti e di tecnica mostra il Cristo crocifisso in bronzo ora nella cappella mortuaria del Monumentale di Milano: opera che è degna di uno scultore della Rinascenza e che assieme colla lunetta in marmo dello stesso artista fa in questa cappella una perfetta opera d’arte. Il modernismo del tocco e dell’atteggiamento delle figure nulla toglie alla compostezza della composizione.

L’altro saggio degli ultimi lavori che mostriamo è un busto in bronzo dal vero: un busto che fu definito uno dei più perfetti esemplari della scoltura italiana dell’ultimo quinquennio. La materia plastica possiede qui urla sua vita non meno reale di quella dell’individuo vivente. E una così alta nobiltà di realizzazione in questo busto da suggerire come comparazione i nomi dei grandi maestri del quattro- cento e del cinquecento.

Un altro busto - la bimba Mirella figlia di chi scrive - è eseguito con tale tocco che il nome di Donatello sorge spontaneo sulle labbra. E nessun altro alto elogio può compararsi a questo avvicinamento per un scultore moderno.

Mentre attendeva a queste opere Ghiretti modellava un grande centro da tavola (ricco di figure di uomini e d’animali) in argento per la Famiglia Invernizzi e continuava nella larga produzione di opere a sbalzo, nelle quali egli eccelleva.

Ernesto Bertarelli (1935 - Ernesto Bertarelli, Artisti che scompaiono: L’opera di Cornelio Ghiretti, (con ill.), Torino, a b c rivista d’arte, n. 4, aprile, pp. 1/3 e copertina).


Bibliografia:

1920 - La Mostra dei Concorsi alla "Permanente" - Milano. Milano, Il Primato Artistico Italiano, anno II, n. 5 luglio, p. 48.

1935 - Ernesto Bertarelli, Artisti che scompaiono: L’opera di Cornelio Ghiretti, (con ill.), Torino, a b c rivista d’arte, n. 4, aprile, pp. 1/3 e copertina.

2003 - Alfonso Panzetta, Nuovo Dizionario degli Scultori Italiani dell’ottocento e del primo novecento, volume I, A-L, Adarte, p. 432.

2022 - La Collezione Cantadori. Cornelio Ghiretti e la scuola parmense di sbalzo e cesello. Ediz. illustrata, Fondazione Cariparma, p. 160.

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