Ghidotti Elio (1893-1956)
Seppe fin da giovane trasformare sulla tela il lato poetico di ciò che lo circondava e lo interessava. La sua vita, a cavallo delle due guerre mondiali, che lo vedono combattente da Ufficiale di Artiglieria, fu permeata di bontà e di abnegazione. Se la sua sensibilità giovanile fu attratta ad esprimere ora una baita che pigra si adagia su un pendio di quei monti che nel 1915-18 furono difesi e contesi, ove uno dei primi aerei che passavano rombando, nella maturità la sua arte si andò approfondendo e si espresse nella interpretazione del paesaggio, delle nature morte e di aspetti- intimi del mondo familiare. Partecipò ad alcune mostre aziendali del Gruppo «Riunione Adriatica di Sicurtà» ed A.I.
Nell'ottobre del 1963 figura alla Prima Mostra Artisti Scomparsi (1913-1963), a cura della
Unione Internazionale Vedove d’Artisti, a Milano, Palazzo
del Turismo, con le opere: La torre Saracerna (Arenzano), Bacco, tabacco e... Venere, Mele e banane.
Bibliografia:
1963 - Prima Mostra Artisti Scomparsi (1913-1963), a cura della Unione
Internazionale Vedove d’Artisti, catalogo mostra, Milano, Palazzo del
Turismo, ottobre, p. 25.