MICHELE DE NAPOLI - Di questo artista si vedono due ampie tele e stanno nell'Arte retrospettiva di faccia al paesaggio figurato di d'Azeglio, di fianco alla Deposizione del Podesti. Sono due quadri che per i soggetti inspirati al più austero misticismo stonano non poco con quella moltitudine di motivi storici, drammatici, plastici, che abbarbagliano in quel palazzo con tutti i lenocini della tavolozza. Eppure, artisti e profani che passano davanti a quelle due tele, non possono a meno di arrestarsi ad ammirare quel San Tommaso d'Aquino che compila l'ufficio del Sacramento e quel Girolamo morente.
Michele De Napoli - anacoreta della tavolozza — vive ritirato da molti anni nella sua natia Terlizzi nelle Puglie e il suo nome nel grande strepito della moderna réclame è quasi dimenticato. Eppure quel nome ebbe giorni di vivida luce nell'agitato pelago dell'arte napoletana. Il De Napoli allora combatteva non solo col pennello. ma eziandio colla penna per rialzare l'insegnamento artistico afflitto da catalessi sotto il regime della vecchia accademia.
Come scrittore egli pubblicò varie monografie sulle questioni d'arte allora palpitanti; come pittore dipinse quadri, affreschi, tempere, che rimarranno ad attestare di un raro valore di pensiero e di pennello, di uno stile semplice e largo, di un modo di colorire - e specialmente di disegnare - che ha pochi seguaci.
Della lunga lista dei suoi lavori non ne citiamo che alcuni: Alessandro infermo - La morte di Alcibiade - Prometeo che anima la statua colla scintilla tolta al sole - I giuochi olimpiaci dipinti sul sipario del teatro del Fondo - Manfredi che festeggia il passaggio dell'imperatore Baldovino. - sono lavori che a distanza di molti anni, e con varietà di motivi e di mezzi, caratterizzano una elevata individualità. Alla Pinacoteca dell'Istituto di Napoli, a Capodimonte, sonovi tele del De Napoli, alcune premiate con medaglia d'oro.
Sicuro! Anche il De Napoli è cresciuto in grembo all'Accademia, anch'egli ne succhiò il latte e anch'egli in qualche modo ha dovuto sentirne gli effetti: ma l'ingegno poderoso e novatore lo trasse a farsi vessillifero del progresso. La stima ond'era circondato o come artista e come maestro, il suo carattere integro, le sue idee riformatrici - gli stessi odi di cui era onorato dai barbassori del passato - furono le ragioni per cui, appena liberata Napoli dal dispotismo borbonico, venisse affidata a lui la riforma di quel grande vivaio d'artisti che fu sempre l'Accademia napoletana. E come riformatore dell'Accademia, e como consigliere comunale, e come Ispettore del Regio Museo, spese fatiche, ingegno, pazienza e una lena indefessa. Quando fu stanco, non del lavoro, ma degli onori e degli onori, che gli rubavano troppo tempo a dipingere - allora lasciò tutto e tornò alla sua cara Terlizzi. - A Terlizzi, oggi come cinquant'anni fa, dipinge ancora - ed ha il polso fermo e la mente limpida. -
Anche a Terlizzi - pur troppo - ebbe un periodo nel quale la sua attività di pittore fu distratta dall'ufficio di sindaco: calice pieno d'amarezze, che dovette ingoiare per deferenza i suoi concittadini, i quali vedevano nella sua probità, il rimedio a vecchi malanni. Allora trascurando i pennelli dovette sostenere fastidiose lotte amministrative, dalle quali finì per uscirne non senza portarsi dietro la stima dei buoni, ma anche uno strascico di rancori; rancori sempre vivi al punto che una camarilla foce sforzi onde osteggiare l'invio all'Esposizione dei due quadri sopraccennati, quadri che appartengono non sappiamo a quale chiesa di Terlizzi o che il Comitato di Roma aveva richiesti. Vani sforzi però! I quadri vennero, furono esposti, e ricordano agli italiani e agli stranieri del cittadino di Terlizzi un vanto dell'arte italiana, un patriarca della pittura, un buon vecchio pieno ancora d'energia o di baldanza - e he potrebbe anche oggi essere il generale... - generale della scuola napoletana come lo chiamava vent'anni or sono Francesco Dall'Ongaro. G. Gozzoli (1883)-
Nel 1883 con i dipinti: S. Tommaso d'Aquino che compila l'Ufficio del SS. Sacramento, e Girolamo morente, partecipa alla Esposizione di Belle Arti MDCCCLXXXIII, di
Roma.
Bibliografia:
1883 - G. Gozzola, Michele De Napoli, Roma.
Giornale illustrato della Esposizione di Belle Arti MDCCCLXXXIII. ...,
Roma, Perino Editore, pp. 172 ill., 174.