Carnevali Vittorio

pittore incisore
Rivalta sul Mincio (MN), 11 settembre 1942

VITTORIO CARNEVALI è nato a Rivalta sul Mincio nel 1942, ha frequentato la Scuola Regionale di Grafica di Castelnuovo di Verona. Vive e lavora a Rivalta sul Mincio (Mantova).

Mostre personali, collettive e premi

1972 - Circolo Culturale "La Ruota", Rodigo (Mn), personale.

1974 - Maggio Castiglionese, Premio Acquisto; XV Premio Mantova, Premio Acquisto.

1975 - 11° Premio Città di Legnago (Vr). Premio Acquisto Premio Mossini, Mantova, 1° Premio ex-aequo. Premio Città di Parma "Petrarca d'Oro". Galleria "La Torre", Canneto sull'Oglio, personale.

1976 - XVIII Premio Mantova, 2° Premio Acquisto. I Premio Sabbioneta (Mn), Premio Acquisto. Consorzio Nazionale di Legnago (Vr), medaglia d'oro.

1977 - XVIII Premio Mantova, Premio Acquisto. Premio Nazionale "El Cavaler", Cremona. 1° Premio ex-aequo, Padenghe sul Garda (Bs).

1978-79 - XIX Premio Mantova, Premio Acquisto. Studio Sartori, Mantova, personale. Premio Nazionale Pro-Parma, Premio Acquisto. Polesine Parmense (Pr), 1º Premio, Premio Acquisto. S. Benedetto Po (Mn), 1° Trofeo "Avanti". "lo sono forse un fanciullo...", Rassegna d'arte per l'Unicef, Verona, Mostra itinerante.

1980 - Palazzo Ducale, Sabbioneta (Mn), mostra collettiva. Casalmaggiore (Cr), mostra collettiva.

1981 - Palazzo Dei Capitani, Malcesine (Vr), collettiva. Mantova, Galleria Andreani, personale. 1 Premio "Loris Dall'Oglio", 1° premio, Mantova.

1982 - Villa Strozzi "Giovane Arte Mantovana", Palidano di Gonzaga (Mn). Premio Certaldo (Fi), Premio acquisto. XIX Premio Biennale "Aldo Roncaglia", San Felice sul Panaro (Mo).

1983 - Palazzo E.B.I. Brescia, personale. "Arte Expo", Roma, Museo del Folklore, collettiva. Premio Nazionale Castelfiorentino (Fi), Premio Acquisto.

1984 - Premio Nazionale Rossi, Azzano Mella (Bs). Liceo Scientifico Belfiore, Mantova, personale. "Settimana Artistica Reggiolese", Reggiolo (Re). Gazoldo degli Ippoliti (Mn), Museo dell'arte moderna dell'Alto mantovano, "Nuove presenze, Nuove immagini". Venezia, Premio Nardi. Mantova, Piazza Castello, Collettiva "L'uomo e l'acqua". XXI Premio Roncaglia, S. Felice sul Panaro (Mo), Premio Acquisto. Premio Pescorocchiano (Ri), Premio Acquisto.

1985 - "Trasparenze", Casa del Rigoletto, Mantova, personale. Museo delle Otto Ruote, Finale Emilia. "Arte Giovane", Galleria La Torre, Mantova. "Venticinque anni del Premio", Massa Finale (Mo). 1986 "40 Artisti per Goethe", Torbole (Tn). "Ghostbusters", Città di Piombino. "An image for hope", Copenaghen. "Ghostbusters", Biblioteca Comunale, Recoaro (Vi). Studi d'Arte "Rufus", Castiglione delle Stiviere (Mn), personale.

1987 - "Carnevale e Maschere", Viareggio. "Itinerari Gonzagheschi", Sabbioneta (Mn). "Il Grande gioco", Palazzo Gran Guardia, Verona. "Opere in corso", Museo Civico di Palazzo Te, Mantova, personale.

1988 - "Natura fluens", Palazzo Ducale, Mantova. Premio Internazionale d'Arte Contemporanea", Città di Mazara", Trapani. "Esprit de Finesse", Museo dell'Alto Mantovano, Gazoldo degli Ippoliti (Mn).

1989 - "Trasparenze". Galleria La Torre, Mantova, personale.

1990 - "Per Isabella". Stellata (Fe). "Di segno in Segno", Borgoforte (Mn). Premio Internazionale d'Arte Contemporanea Città di Sant'Agata di Militello (Me).

1991 - "Po padre e padrone", Palazzo Ducale, Revere (Mn). Terza Biennale di Pittura Tione (Tn).

1992 - Galleria "Arte Europa", Campagnola di Reggio Emilia.

1993 - "Vivere la città", Arte, cultura, moda, Piazza delle Erbe, Mantova. "50x50", Atelier d'Arte Ducale, Mantova. "A Claudio Monteverdi", Sala Alabardieri, Cremona, e Palazzo della Ragione, Mantova.

1994 - "Nella naturalezza del dipingere", Atelier d'Arte Ducale, Mantova, personale. “Filoart", Atelier d'Arte Ducale, Mantova. "Auguri d'Autore", Casa degli Artisti - G. Vittone, Tenno (Tn). "Blocco per Artisti", Borgo San Frediano (Fi). "30 anni di pittura", Comune di Mantova - Assessorato alla Cultura, Saletta Scalarini, Mantova, personale.

1995 - "In Contemporanea", Galleria Pegaso, Castiglione delle Stiviere (Mn), personale. "Maestri Mantovani" Galleria Accademia Mantova. "Senza titolo", Galleria S. Sebastiano (Mn).

1996 - "11x11" Atelier Ducale, Mantova. "Premio Italia", comune di Certaldo (Fi), Premio Acquisto.

1997 - "Luce e forma", Galleria 2E, Suzzara (Mn), personale. "Trasparenze", Galleria Candelaio (Fi), personale. "L'Arlecchino mantovano", Centro storico Mantova. "Artisti Arbori", piazza Erbe, Mantova. "L'incisione mantovana del Novecento", Pinacoteca Comunale, Quistello (Mn).

1998 - "Un anno di attività", Galleria 2E, Suzzara (Mn). "Segno e materia", Libreria Il Secondo Rinascimento, Bologna, personale.

1999 - "Bertolini, Carnevali, Degioannis", Arianna Sartori Arte, Mantova. "L'autoritratto", Atelier Arti Visive Ducale, Mantova. "Missione Arcobaleno", Centro Culturale Gino Baratta, Mantova. "L'Arte del Disegno", Atelier Arti Visive Ducale, Mantova. "Il Disegno a Mantova 1950/2000", Pinacoteca Comunale, Quistello (Mn). "Arte a Mantova 1950/1999", Casa del Mantegna (Mn).

2000 - "Cuorebello", Solarolo Rainerio, Cremona.

2001 - "Arte di Mantova a Siracusa", Cascina Curti, Siracusa. "Dall'Arno al Mincio", Scuderie di Palazzo Gonzaga. (Mn). "Olii e Terrecotte" 2E Associazione Culturale Suzzara (Mn), personale.

2003 - New Look "Spazio Libero", Villa Brescianelli, Castiglione delle Stiviere (Mn).

2004 - "Immagina" Arte Contemporanea, Reggio Emilia. "Coesione & Sincronismo", Castiglione delle Stiviere (Mn).

2005 - 'Artcard" Sharjah Art Museum United Arab Emirates Sarijah. 1ª Rassegna d'Arte Mantovana Contemporanea, Arianna Sartori Arte, Mantova. "Opere recenti", Museo d'Arte Moderna di Gazoldo degli Ippoliti, Mantova, personale. Galleria 2E, “Tracce d’artista”, Suzzara (Mn).

2006 - Reggio Emilia, Mostra Mercato d’arte contemporanea, “Immagina”. Mantova, Galleria CM Artestudio, “La Natura Trascende”.

2007 - Suzzara (MN), Galleria 2E, “Opere recenti”, personale. Garda (Vr), Sede Municipale sala mostre Lungolago, “Luci sull’Arte Mantovana”.

2008 - Mantova, Ex Chiesa Madonna della Vittoria, “Cento artisti per la vittoria”.

2011 - Mantova, Casa del Mantegna, “Arte a Mantova 2000-2010”. Mantova, Casa del Mantegna, “Opere dalla Collezione d’Arte Moderna e Contemporanea della Provincia di Mantova”.

2012 - Rivalta sul Mincio, Corte Mincio, “I colori del Mincio”.

2013 - Mantova, Casa del Mantegna, “Art Quake. Il sussulto dell’arte”.

2014 - Gazoldo degli Ippoliti (Mn), Associazione Postumia, “Vittorio Carnevali. I colori della mia terra”, mostra antologica. Modena, “L’arte non trema”. San Benedetto Po (Mn), Refettorio Monastico, “Polirone luogo di pace”. Castel d’Ario, Casa Museo Sartori, “Cento anni di arte mantovana dal secolo breve ai nostri giorni”.

2015 - Castel d’Ario (Mn), Casa Museo Sartori, “MantovainArte2015”.

2016 - Mantova, Fruttiere di Palazzo Te, “Quadri da un’esposizione - Stefano Arienti interpreta l’arte a Mantova nel Novecento”. Castel d’Ario (Mn), Casa Museo Sartori, “50anni d’Arte in Lombardia”.

2022 - Cerlongo di Goito (Mn), Villa Magnaguti, riceve il “Premio ‘Castello’, XVI edizione” per meriti artistici, personale.

2023 - Castel d’Ario (Mn), Casa Museo Sartori, “La stampa d’arte a Mantova dal 1800 ad oggi”. “Composizioni”, Galleria Arianna Sartori Arte, Mantova..

2024 - “Mantova in collettiva. 2024-2” Arianna Sartori Arte, Mantova

Hanno scritto di lui:

Maria Teresa Anversa, Paola Artoni, C. Bagni, Carlo Ballarino, Carlo Bondioli Bettinelli, Diva Bedogni, P. Castellucci, Mario Cattafesta, A. Cauzzi, Gilberto Cavicchioli, Claudio Cerritelli, Z. Ciang Tzong Zung, Lorena Corradini, Mauro Corradini, Paola Cortese, M. Dall'Aglio, Enrico Agosta Del Forte, Tazio Facchini, Gianfranco Ferlisi, Giannino Giovannoni, Werther Gorni, Benvenuto Guerra, F. Lonati, Renzo Margonari, Arnaldo Maravelli, Giuliano Menato, Carlo Micheli, Luciano Morandi, Vittorio Montanari, Alessandro Mozzambani, Sergio Pineschi, Alessandro Righetti, S. Romani, M. G. Savoia, Luciano Spiazzi, Elio Terreni, Giovanni Vareschi.

Vittorio Carnevali: opere recenti

Osservando i dipinti recenti di Vittorio Carnevali riscontro diversità sostanziali rispetto all'ultimo commento che ho dedicato alle sue ricerca pittorica, risalente al 1987. Sono trascorsi quasi due decenni: la prima riflessione riguarda la durata della sua ricerca estetica, proseguita perspicacemente e senza soste per arrivare ai risultati attuali. Già questa ininterrotta dedizione merita rispetto, soprattutto perché condotta cercando di penetrare i segreti intimi della necessità pittorica, con progressione lenta ed esplorazione tenace con esiti sempre più approfonditi. Si apprezzano, ora, varianti poco visibili, nulla che appaia d'acchito, mentre s'avvertono, però, come maturate lentamente, lievitate per conto loro, quasi appena sollecitate dall'inquietudine d'una ricerca che sebbene inesplicita, non per questo è stata meno costante, conseguente, e a volte perfino febbrile, in questi anni. Carnevali è uno degli artisti più coerenti, e il corpus della sua produzione è compatto, ben definito ai margini oltre i quali mai s'allontana, e anzi, anche decifrando la nascosta simbologia di queste recenti composizioni, si assiste, invece, all'implosione della ricerca che si è fatta ancor più soggettiva, nelle sue motivazioni ancor più interiorizzata, rendendo visibile la necessità di circoscrivere piccoli spazi, ritagliando visioni separate ma contigue, territori ricavati da un interiore concetto senza definiti confini, sfuggente, e ampio quanto l'universo del quale non sappiamo misura alcuna, uno spazio agito come farebbe l'agrimensore che volesse verificare la resa di piantagioni diverse, ricavando orti e piccoli appezzamenti da un campo sterminato lasciato in gran parte come un paesaggio ignoto, vuoto per l'esperienza, preferendo rifarsi al dettaglio conoscibile. Si potrebbe essere tentati di valutare i suoi dipinti apprezzandone solo l'aspetto formale, considerandolo centrale o dominante nel motivare le opere; sarebbe un giudizio non solo incompleto ma pure superficiale, poiché la giusta impressione che si riceve è di un'espressività complessa oltreché raffinata. Inducono a quest'impressione anche tonalità malinconiche del colore, e pure le brusche sterzate compositive - inusuali nella pittura di Vittorio, solitamente ferma all'ideale classico nel concertare le strutture formali - mentre tra le sue immagini insorgono lettere e numeri, lasciando supporre l'acutizzarsi della necessità comunicativa, proprio il contrario del chiudersi nella pura ricerca fine a se stessa di valori strutturali e cromatici, del resto indispensabili alla realizzazione dell'equilibrio poetico.

Carnevali è uno dei pochi artisti mantovani a inventare un proprio linguaggio, ben riconoscibile, di segni marchianti e costituenti un alfabeto criptico. Si pensa all'opera pittorica di Riccardo Licata, ma per quanto il maestro trovi un'inesauribile capacità a mantenere i suoi segni, all'interno di una sostanziale ripetizione con trame spaziali mai fruste, Vittorio, al contrario, insiste nel reinventare all'infinito il proprio alfabeto, conservando la stessa concezione dello spazio, quanto gli consente il permanere "dentro di sé". Sovviene anche l'ultimo Mario Sironi col suo scandire nicchie vuote o ruderi marmorei alternati a semplici tracce pittoriche chiaroscurali, ma nei dipinti di Vittorio non si legge alcuna cupa rimembranza dell'archivio storico d'antichi trionfi. La sua pittura è la trascrizione degli stati d'animo che si prolungano secondo una meditazione nella quale non sono fissati i nuclei estremi; da questa terra dai margini inesplorati egli annette porzioni nuove ad altre terre già note e descritte dalle sue precedenti opere. È bene non accreditare l'eventuale supposizione che una figurazione dove il gusto estetico prevalga sulle altre connotazioni indichi quasi inevitabilmente un atteggiamento formalista, fine a se stesso, una levità che può facilmente intendersi per affiorante virtuosismo pittoricistico. Qui si considera, infatti, un artista certamente segnalato da un evidente ésprit de finesse (fece parte d'un gruppo di pittori che si fregiava di questa etichetta) per la delicatezza del suo colore e la tesa attenzione alle strutture formali, ma non è certamente un pittore "leggero". La sua introspezione raccoglie profonde dimensioni del dubbio e dell'incertezza. Egli stesso confessa che certi percorsi lo conducono fino a un punto oltre il quale sente di non saper procedere, e allora resta inattivo, incapace d'intraprendere un nuovo dipinto, in attesa che l'impotenza, pian piano, lasci luogo ad altri tentativi.

Le differenze tra la prima produzione e l'attuale si saldano lungo un percorso circolare le cui estremità sono congiunte: qualcuno crede che simili interiori percorsi manifestino volontà di coerenza, ma d'altro si tratta. Le sue immagini corrispondono al meccanismo della scrittura.

Invece di lettere, proposizioni e interpunzoni abbiamo spazi, volumi, forme, colori; però l'interazione è la stessa di un racconto, con sospensioni del ritmo narrativo, silenzi, e momenti concitati, e persino qualche alzata di voce sopra le righe. Queste scritture di lettere e numeri, raramente rintracciabili nella sua precedente opera, mi sembrano tentativi d'inserire note condivisibili, un appello alla comprensione, voglia di superare il limite congenito al linguaggio pittorico, che è afono e intransitivo per chi ne ignora o non riesce a percepirne i valori comunicativi, segni della volontà dialogica. È incongruo richiamarsi a valori Pop, come venisse edulcorato, per dire, l'uso alfabetico alla maniera "espressionista" e sprezzante di Jasper Johns (peraltro la morfologia dei dipinti di Carnevali, condotti con tanta cura, rende inutile simile precisazione: realizzati con amore e attenzione, strati e strati si sovrappongono sulle superfici sapientemente trattate). Non vi è nulla di gestuale, compulsivo, improvvisato; tutto è meditato, lentamente deposto, attento.

È giusto considerare, invece, che simile forma espressiva si compone e deriva da molte altre esperienze della cultura figurativa contemporanea, delle quali l'artista mantovano è stato solerte osservatore, sentendosi più vicino a pittori come Afro e, maggiormente, a Giuseppe Santomaso, dai quali, per ammirazione e affinità del sentire, ha tratto stimoli e strumenti di conoscenza. Simili impulsi, però, non sono velati ma giusto metabolizzati nella sua pittura risultando difficilmente rintracciabili e appena - talvolta - affioranti.

Parliamo ancora di paesaggio. Diversamente da quanto poteva considerarsi nell'opera precedente, dov'erano raccolti stimoli dall'ambiente naturale, osserviamo un paesaggio esclusivamente interiore, dove i segni e i colori esprimono riflessioni intime, non più riferimenti al circostante oggettivo. La rappresentazione ha perso ogni connotazione ancora ravvisabile allorché, ben oltre vent'anni fa, rintracciavo suggestioni nate dalla sua frequentazione della palude, e dall'affezione naturalistica che lo lega al territorio in cui vive, poi condivise da successivi commentatori in quanto, suppongo, attestate secondo una corretta verifica delle immagini. Ora, invece, si debbono riscontrare varianti sostanziali che possono restare ignote a chi incontrando le opere di Carnevali non sia disposto all'opportuna meditazione. Vi è una differenza primaria tra le motivazioni precedenti e quelle che determinano le ultime figurazioni. Simili impulsi, però, non sono velati ma giusto metabolizzati così da risultare difficilmente rintracciabili. La sua scienza è anche coscienza della storia che l'astrazione ha seguito in Italia, è rispetto e perfino venerazione per i maestri di cui tiene conto per confrontarsi e rapportarsi ad essi. Su queste solide basi, tra i dati maggiormente evidenti dei suoi quadri, è costruita l'originalità delle invenzioni figurative, la critica pendolarità dei temi che superano i valori raggiunti e tornano ad essi per ripartire da angolazioni nuove reiterando emozioni, riconsiderando le stesse sensazioni secondo differenti stati d'animo, quanto non può essere tratto da esperienze altrui, sebbene magistrali.

Carnevali ricava dalla propria esperienza sensuale, dal suo intimo rapporto con la realtà naturale, come una trascrizione emozionata della propria verità esistenziale. È importante rendersi conto del rapporto di queste immagini con lo spazio ideale in cui si determinano. Come si osserva in altri pittori astratti, l'immagine sottintende una visione ortogonale, dall'alto al basso, ma viene fissata, invece, su una superficie disposta verticalmente; il dialogo con la dimensione prospettica è, dunque frontale, come guardare in uno specchio la cui profondità appare non come un tunnel ma come un abisso. È questo dato, forse. che "spaventa" l'autore stesso delle immagini, questo loro non avere fondo, questa indefini-tezza, la mancanza di livelli, nessun arresto possibile a determinate quote. Perciò il dipinto non è mai finito, oppure è sempre finito allorché non si procede oltre nell'esplorazione di spazi metafisici, non fisici, interiori non esteriori. È un rapporto con l'astratta trasparenza dello spazio che Carnevali ha appreso osservando attraverso l'acqua del fiume come, a seconda della profondità, le forme del fondo assumano aspetti mutevoli, quasi irriconoscibili.

Allo stesso modo egli pratica l'ortogonalità di quest'osservazione in sé stesso ove la trasparenza viene meno gradualmente quanto più s'approfondisce lo sguardo. Ma tale idea dello spazio, per rappresentarsi in immagine pittorica, deve tradursi con una proiezione, riemerge e assume forma, deve concretizzarsi essendo trascritto da un'azione fisica, in buona sostanza: materializzarsi. Dall'inconscio, dall'informe magma sentimentale e sensuale occorre tradurre nell'ordine del linguaggio formale della pittura, dare ordine alle libere pulsioni. Questo è il momento cruciale in cui lo sguardo ortogonale verticale diviene frontale, nel quale l'artista si trova "di fronte" a se stesso.-

Renzo Margonari, 2005

“Vittorio Carnevali è un artista mantovano che ha dedicato gran parte della propria vita alla pittura. Quest’anno festeggia cinquant’anni di carriera artistica, iniziata ufficialmente nel 1972 con una mostra personale alla Galleria “La Ruota” a Rivalta di Rodigo, suo paese natale. In questo mezzo secolo, la sua evoluzione espressiva è stata continua, inarrestabile, condotta con una tenacia che suscita ammirazione.

Visitando il suo studio, si rimane impressionati dalla grande quantità di dipinti che ha saputo realizzare ma, soprattutto, commossi dalla dedizione che ha richiesto una simile attività: non è difficile immaginare l’artista seduto sullo sgabello, curvo sulla tela posta sul cavalletto, mentre dipinge, pennellata dopo pennellata, spinto dall’urgenza poetica. Tappa importante per il suo cammino creativo è il 1975, anno in cui Carnevali “scopre” l’opera del maestro Afro Basaldella, che incontra in una mostra a Udine; un’autentica illuminazione che lo spinge su un nuovo percorso, in cui gli stimoli che l’hanno influenzato sono, tuttavia, difficili da rinvenire nei suoi dipinti perché sono completamente metabolizzati dall’artista.

Dalla prima produzione che trovava spunto nella natura, soprattutto nei paesaggi, passa ad una fase caratterizzata da figure tondeggianti e luminose che si sovrappongono, con velature, alle strutture di sfondo. Da questo snodo iniziale giunge, poi, a forme più allungate e compatte, talvolta spigolose e appuntite, in dialogo serrato con il campo; i colori da eterei e tenui si fanno più intensi e talvolta un po’ più cupi. Carnevali, che ha avuto tra i propri riferimenti colti anche l’andamento delle solide costruzioni del maestro Mario Sironi, crea con perseveranza un suo personale linguaggio, che rende le sue opere facilmente individuabili, quasi un alfabeto ermetico che l’artista rigenera con ostinazione. Si esprime, prevalentemente, con tecnica mista su tela ma, nella seconda metà degli anni ‘90, realizza un ciclo di terrecotte, quadrate o rettangolari, dipinte a mano. L’alta coerenza del suo rigore formale e la qualità della sua ricerca estetica rimangono invariati nel tempo: Carnevali è un pittore raffinato, la sua produzione è coesa e armonica, i suoi dipinti non vanno valutati apprezzandone solo il lato estetico, sarebbe un approccio davvero manchevole e superficiale. Egli non gioca con forme e colori limitandosi a variarle da un dipinto all’altro.

È un artista vero e come tale realizza opere ben più pregnanti di significato, che ci parlano di lui, dell’uomo e della sua dimensione. Le sue tele sono “paesaggi” interiori che ci riportano visioni, impressioni ed emozioni derivate sia da riflessioni intime sia da “immersioni” nell’inconscio. Il clima in cui si cresce, tutto ciò che sperimentiamo, in primis nella nostra infanzia, ma anche nelle stagioni successive, lascia una traccia nella mente e influenza la nostra personalità.

Carnevali dipinge i suoi stati d’animo, di uomo che si confronta con la vita, con il passare degli anni, con il mistero della morte. Traduce, in segni e colori, le sue pulsioni di artista appartato, isolato per la casualità degli eventi o forse per inconscia inclinazione ma non per scelta coscientemente percepita. L’isolamento spesso amplifica o rende semplicemente più amara la solitudine dell’uomo, in questo caso di un artista che, in quanto tale, è ancor più sensibile non solo alla bellezza ma anche alle brutture del mondo. A partire dagli anni settanta, sono diventati sempre più evidenti per tutti gli effetti nefasti dell’inquinamento e il degrado dell’ambiente (la nube tossica di Seveso è del 1976). L’artista, che ama la natura, ne è colpito e i suoi dipinti sembrano portare in superficie amarezze, suggestioni di questi e di altri eventi avversi della nostra epoca, tanto che i suoi colori, al di là della misura della trasparenza o dell’intensità che vanno assumendo, si possono definire malinconici e alcune opere ricordano persino muri corrosi e sfregiati. Questi toni, sfumature di umori che si concretano sulle tele, hanno anche un riscontro oggettivo nelle atmosfere dell’ambiente in cui vive l’artista: sono i colori del paesaggio mantovano, spesso velati da foschie e nebbie (come accadeva soprattutto in passato, prima che gli effetti del surriscaldamento del pianeta cominciassero ad essere percepiti così nitidamente).

Nella sua lenta ma costante progressione. Carnevali ogni volta aggiunge qualcosa come se il suo sguardo avesse colto un nuovo particolare che sente di dover comunicare e che deve concretizzare in pittura e così cambia qualcosa nelle forme, nei colori e nelle luci; ai colori freddi (spesso sui toni dell’azzurro) si aggiunge qualche forma dal colore caldo, un frammento o un piccolo spazio dai confini non ben definiti, in un dialogo nuovo con quanto mostrato nelle rappresentazioni precedenti. In ogni ciclo, l’artista sembra voler ripartire per comunicarci meglio queste sue visioni inquiete, in dipinti che si fanno più profondi e complessi, con esiti emozionanti.

Elio Terreni, 2023


Bibliografia:

1975 - Dizionario dei Pittori Mantovani. Volume Secondo, a cura di Maria Gabriella Savoia e Adalberto Sartori, Mantova, Adalberto Sartori Editore, p. 37 ill.

1976 - Catalogo Sartori degli Artisti Mantovani 1977, a cura di Adalberto Sartori Editore in Mantova, p. 14.

1985 - Pittori Scultori Incisori nella Mantova del ‘900, a cura di Adalberto Sartori, Mantova, Archivio Grafico Sartori, pp. 109/110.

2000 - Adalberto Sartori - Arianna Sartori, Artisti a Mantova nei secoli XIX e XX. Dizionario biografico, volume II, Bond - Dic, Mantova, Archivio Sartori Editore, pp. 722/728.

2005 - Vittorio Carnevali. Opere recenti, a cura di Renzo Margonari, Museo d'Arte Moderna e Contemporanea - Gazoldo degli Ippoliti (MN), pp. 32.

2023 - Adalberto Sartori, La stampa d'arte a Mantova dal 1800 ad oggi, catalogo mostra, Casa Museo Sartori, Castel d'Ario (MN), 17 settembre/15 ottobre, Mantova, Archivio Sartori Editore, p. 99.

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