Fu allievo del pittore Caliari presso presso l’Accademia Cignaroli di Verona. Nel 1845, all’età di 18 anni si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Venezia fu allievo di Ludovico Lipparini e Michelangelo Grigoletti. Nel 1853 si trasferì poi a Firenze e fu allievo di Giovanni Signorini.
Nel 1895 partecipa alla Prima Esposizione Internazionale d'Arte della Città di Venezia, con i dipinti: Canale della Madonna dell'Orto, Nel cortile del convento..
Sue opere sono conservate nei musei: Livorno, Museo Civico Giovanni Fattori; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna; Genova, Galleria d’Arte Moderna; Milano, Galleria d’Arte Moderna.
(1927) …i veri fondatori della pittura moderna italiana furono i paesisti in particolare e in particolare i “macchiaioli” fiorentini, fra cui il Cabianca, uno dei più valenti.
"Chi avrebbe mai pensato - scrive il Cecioni - ad interessarci di una strada fangosa, noi abituati a spalancare gli occhi di faccia ai teloni storici e agli statuoni appena perché li veggono di una superficie liscia e tirati a pulimento come mobili? Chi l'avrebbe mai detto che noi, così male educati, edificati sempre dalle prodezze accademiche, dovevamo commuoverci di faccia ad una strada fangosa? Così è, e siamo molto contenti che così sia”.
Sulle aspre battaglie, combattute allora in nome dell'arte, ora è sceso l'oblio, perché ogni generazione ha le sue lotte; ma quando, verso il 1855, al caffè Michelangelo di Firenze si discuteva d'arte, si può dire che il fuoco animi si appiccava agli e Telemaco Signorini, da buon toscano, adoperava penna e pennello argutissimamente.
"Il vero - scrive il Cecioni - risulta da macchie di colore e di chiaro-scuro, ciascuna delle quali ha un valore proprio che si misura col mezzo del rapporto. In ogni macchia questo rapporto ha un doppio valore, come chiaro-scuro e come colore… L'arte dei macchiaioli consisteva non nella ricerca della forma, ma nel modo di rendere le impressioni che ricevevano dal vero, col mezzo di macchie di colori, di chiari e di scuri, come per esempio: una sola macchia di colore per la faccia, un'altra per i capelli, un’altra, mettiamo, per la pezzuola, un’altra per la sottana, un’altra per le mani o per i piedi e così per il terreno e per il cielo. Le figure non oltrepassavano quasi mai la dimensione dei quindici centimetri, quella dimensione che assume il vero quando si guarda a una certa distanza cioè in cui le parti della scena ci han prodotto impressione, si vedono per masse e non per dettaglio
A questa passione – spesso frenetica - per i problemi di pura tecnica si diedero il Bansi, il Borrani, il Lega, l'Albati, il Moradei, e il Signorini, senza perdere sul pubblico la forza della commozione. Il Cabianca con questi artisti fece dapprima vita comune a Firenze e nella Toscana; poi errò da solo per l'Italia in cerca di sensazioni nuove e fu il fedelissimo della schiera; egli diè un esempio mirabile d'unità di vita estetica ignota a tutti gli altri.
Perciò la sua opera pittorica ha splendori e caratteri che la individuano; disegnatore perfetto, nemico di ogni convenzionalismo, ricercatore degli effetti come tonalità della lucee verità del soggetto si appassionò particolarmente agli effetti di sole, e questa passione portò con sé dovunque andava: a Venezia, a Roma, a Napoli, come a Parigi, come a Londra dove la sua bella fama lo faceva ricercatissimo tra quegli amatori d'arte.
Vi sono delle sue cose giovanili, interessantissime, e che fanno già presagire il bel maestro del colore.
L' autoritratto Gran boleta posseduto dal prof. Fainelli è, a questo riguardo, oltre che un documento umano di bohême anche una promessa limpida e audace del domani.
Poi la Toscana ne rinnovò - come si è detto - lo spirito e le forme, con i paesaggi della Maremma; ecco Montemurlo, un androne scuro che si apre contro un muro chiazzato di vegetazione verde-scura al sole; ecco Settignano, piccola casa al sole (1857), poi Capanna in Maremma (1855) ora proprietà Trenani, e figure al sole o nei riflessi del sole.
Contadina al sole (1858) ora alla Galleria di Arte Moderna a Firenze.
La campagna romana gli sottopone i suoi caratteristici costumi ed egli la invasa del sole; tale una Ragazza della campagna romana, proprietà del Sig. Zanardo di Verona. Venezia gli ha presentato tutta la sua seduzione di luci, di riflessi, di mobilità ed egli l'ha fissato nella tempera come negli acquerelli “In quali acquerelli- si chiedeva l’Ojetti nel 1901- più che in quelli del Cabianca, perduta col largo pennellare tutta la minuzia calligrafica e femminile dell'acquerello, si è mai veduto, direttamente dal colore più che dal soggetto o dal gesto, venire per gli occhi al cuore tanta gentilezza quanta dalle Monachine fatta nel '61, o dalla Neve a Venezia, dipinta nel 1955, o dalla Chiesetta in riva al mare dipinta tre anni fa?"
Antonio Avena (1927 - Pittore Vincenzo Cabianca, premessa all'Esposizione di Antonio
Avena, Il Garda, Rivista mensile, Verona, Anno II - n. 3 marzo, pp.
15/18).
Bibliografia:
1894 - Sol chi non lascia eredità d'affetti poca gioia ha dell'urna (quadro di Vincenzo Cabianca), L'Illustrazione Italiana, Milano, Anno XXI - 2° semestre, pp. 301, 303.
1895 - Prima Esposizione Internazionale d'Arte della Città di Venezia, catalogo mostra, p. 76.
1927 - Pittore Vincenzo Cabianca, premessa all'Esposizione di Antonio Avena, Il Garda, Rivista mensile, Verona, Anno II - n. 3 marzo, pp. 15/18.
2025 - L’Italia dei primi Italiani. Ritratto di una Nazione appena nata. Mostra e catalogo a cura di Elisabetta Chiodini, Novara, Castello Visconteo Sforzesco, METS Percorsi d’Arte, Novara, 2025, opera n. 20.