Nasce il 17 gennaio 1931 a Suzzara, dove muore il 18 novembre 2019.
Operaio metalmeccanico è di formazione autodidatta, inizia ad esporre nel 1968 quando, superata la dura selezione, partecipa, dal 8 al 22 settembre al XXI Premio Suzzara con l’opera Venditore di maiali. Dal 7 al 23 settembre 1969, al XXII Premio Suzzara presenta l’opera Operai a riposo. Vi torna anche in occasione del XXIII Premio Suzzara che si tiene dal 6 al 23 settembre 1970, con i dipinti Figura e Retribuzione bimestrale; ordina la sua prima personale al “Cavallino Bianco” di Suzzara. Figura alla III edizione del Premio Luzzara nel 1969/70. Espone al XXV Premio Suzzara che si tiene dal 17 settembre al 15 ottobre 1972 con Guardia fili; l’opera viene poi premiata con il 2° Premio a Cadolario (CO).
I quadri di questi primi anni, sempre eseguiti a spatola, si evidenziano per il carattere popolare, uomini e donne che appartengono al mondo contadino, gli uomini con il classico tabarro e le donne con il fazzoletto legato sotto il mento…
La sua pittura colpisce personaggi come Cesare Zavattini e Dino Villani con i quali instaura rapporti di amicizia.
Cesare Zavattini di lui rileva “…fra le sue opere ve ne sono alcune forti, sincere, narrative. I suoi personaggi rispecchiano la sua zona, mi sembre sulla buona strada…”.
Nella sala del “Lampadario” di Villa Capilupi a Suzzara, nel febbraio 1973, tiene una mostra personale; dal 21 dicembre 1974 espone alla rassegna “Incontro con i grandi Naïfs italiani” presso la Galleria l’Arca di Crevalcore (BO). Nel febbraio 1975 è presente alla Collettiva di Artisti Mantovani che si tiene presso la Galleria “Il Deschetto” di Mantova; partecipa alla IX Rassegna di Luzzara e il suo quadro Il canto del passero al vecchio ambulante viene acquisito dal Museo Nazionale dei Naïfs. Nel dicembre 1975 una sua opera è inserita nel Calendario Naïf della Domenica del Corriere. Nel febbraio dell’anno successivo, un suo quadro viene acquisito dal Museo Nazionale dei Naïfs di Luzzara; partecipa anche alla Mostra dei Naïfs mantovani in aiuto ai lebbrosi, allestita all’Antoniano di Bologna. Il 4 ottobre dello stesso anno è invitato alla RAI per il programma “TV dei ragazzi”. Nel gennaio 1977 la rivista tedesca “Hamburg Kulturell” gli dedica un servizio e un suo quadro è pubblicato sulla copertina.
I personaggi dei suoi quadri gradualmente si “accorciano” ed acquisiscono molto spesso la caratteristica del ritratto-caricatura diventando gli “omini” suoi tipici. Una sua opera viene donata in Vaticano.
Il 25 novembre 1979 inaugura la sua prima mostra personale in Canada alla Kar Gallery di Toronto, sponsorizzata dall’Italian Cultural Institute. L’esposizione ottiene tale successo da essere ripetetuta anche l’anno dopo. Nel 1984 una sua opera Ricerche 1966-1985 viene acquistata dal Museo Nazionale dei Naïfs, in occasione della XVIII Rassegna di Luzzara. Nel 1986 partecipa alla rassegna itinerante “Arte in Piazza”, che si tiene dal 13 al 17 agosto alle Grazie di Curtatone, dal 20 al 28 settembre nella Biblioteca di Sermide, dal 4 al 18 ottobre nella Galleria Civica di Castiglione delle Stiviere. Dal 5 al 30 settembre 1987 figura alla rassegna Itinerari Gonzagheschi che si tiene nel Palazzo Ducale di Sabbioneta. Nel 1988, alla XXII edizione del Premio Nazionale Naïfs di Luzzara viene premiato con la medaglia d’oro per l’opera Esaltazione di gioia con cornice. Nel 1989, presentato da Marzio Dall’Acqua, pubblica il volume Facce, edito da Bottazzi di Suzzara, che riprende 137 ritratti di propri concittadini denunciandone caratteri e difetti con bonaria complicità. Nel novembre dello stesso anno la Rassegna d’Arte Naïfs di Luzzara dedica all’artista una “sala omaggio”. In occasione della XXIV Rassegna di Luzzara, dopo aver dedicato all’artista una “sala omaggio”, una opera del pittore viene acquisita anche nel 1990 dal Museo dei Naïfs. Nel 1993 riceve l’incaricato dal Comitato Fiera del Palidano di eseguire una scultura dedicata alla “Pepa dal Magnan”, tradizionale figura popolare di Palidano di Gonzaga.
Negli anni esegue numerosissimi ritratti ai vari personaggi dello spettacolo, a tutti i manager direttori di squadre calcistiche di serie A, ai Sindaci e ai Segretari del Premio Luzzara che si sono succeduti in trentacinque anni di rassegna; agli interpreti della musica, dell’arte, parroci, cardinali e vescovi, ritratti che gli sono commissionati dai numerosi collezionisti ed anche dal Ristoratore Arneo Nizzoli di Villastrada che nel tempo ne colleziona, in una apposita Sala Ritratti, circa un centinaio.
Nel giugno 1998, Donati viene invitato ad allestire una personale nella Sala della Colonna di Cles, per l’occasione espone una serie di opere ricche di colore e di elementi decorativi che bene evidenziano il livello di qualità raggiunto in tanti anni di ricerca.
Nel 2000, in occasione dell’anno giubilare, esegue l’opera Iubilaeum. Nel 2001 è invitato a collaborare con il settimanale Gazzetta del Po di Viadana; nel settembre partecipa su invito ad una collettiva alla Scuola Arti e Mestieri di Suzzara.
Giudizi critici:
…Ha dipinto quadri astratti, ha eseguito sculture in parte geometriche secondo un certo ritmo compositivo, ma lui, coi segni evidenti di una singolarità inconfondibile, lo troviamo veramente quando interpreta personaggi del popolo, visti intorno e magari in casa. Di essi egli mette in evidenza certi caratteri con una materia sobria ed una costruzione retratta forse senza intenzione, ma che contribuisce ad accentuare il loro aspetto raccolto, dimesso, chiuso in un mondo dal quale non saprebbero e non potrebbero evadere. Donati usa quasi sempre la spatola e stende il colore in modo da ritrovare quello del fondo, il quale affiora con striature che animano le masse uniformi dei corpi massicci. I visi sono ricavati con una sintesi dei tratti che egli sente spontanea: pochi accenni ma caratterizzanti, anche senza il ricorso alla messa in evidenza di particolari.
La sua è una pittura apparentemente spontanea, che riesce a celare la elaborazione dalla quale esce e che è forse soltanto il frutto di una osservazione acuta e di una disamina approfondita del personaggio, che poi l'artista si trova già costruito così, sotto la mano che scorre sul supporto che deve accogliere la sua traduzione.
La tavolozza è generalmente scarna ed impiega il nero intenso che spicca su qualche nota viva (e specialmente su certi gialli squillanti per il fondo) è ben funzionale per la rappresentazione delle scene, per vestire ed ambientare queste immagini uscite dalla folla e che, portate alla ribalta dall'artista, riescono spesso ad esercitare un notevole fascino e sempre, a restare vive nel ricordo.
Dino Villani, 1970
…È certamente tra i Naïfs più estrosi ed originali, ed anche tra i più irrequieti, per cui cerca di rompere gli schemi, nonostante il carattere ammiccante, bonario del suo omino dalle scarpe grosse con il quale è stato all’inizio identificato. A lui si devono alcune delle operazioni più innovative del Luzzara…
Marzio dall’Acqua, 1988
Antonio Donati e le ombre. Le ombre colorate della realtà, dei mille personaggi che ha incontrato nella vita, dei mille volti che lo hanno attratto e che ha ritratto. Antonio Donati gogoliano compratore d'anime che cattura stemperando i colori sulla tela, impastandoli con segreta ed intima armonia, ma anche con costruzioni cromatiche che non conoscono cedimenti; che sanno essere beffarde ed ironiche, di un immaginario che svela e mette in luce quello che si vuol celare, si vuol nascondere, i colori di Donati non danno scampo, non consentono infingimenti, ma nel contempo il pittore permette la complicità del gioco, l'affettuosa partecipazione al "non sense", al paradosso. Accomuna e coinvolge in immagini che sono racconto, allegoria, fiaba. Hanno il sapore del grottesco, dell'invenzione. La figurazione di Donati ha sempre qualcosa di eccessivo, di deforme, non nel senso di un realismo accentuato ed aggressivo, ma nel senso del fantastico, del popolare, come se tutte le sue invenzione iconografiche affiorassero da un immaginario favoloso, con sempre intatto lo straniamento e l'attonito stupore dell'incantamento, declinato in una specie di dialetto pittorico. Ed è nella cifra del gioco e del piacere della pittura che si deve leggere il Donati innovativo, sperimentale, inventore di soluzioni che spingono sempre, lui che si è ritagliato un angolo in un mondo di gnomi in una terra piccola piccola, a superare la pittura, a oltrepassare i limiti della comunicazione artistica tradizionale per muoversi come un equilibrista nei più spericolato sperimentalismo delle avanguardie. Eroe zavattiniano, Donati ha, come certi personaggi delle favole, il dono innato di parlare ogni lingua, di adattare la sua pennellata dolce e ruvida ad ogni più complicata arditezza, ad ogni funambolismo, sapendovi rinunciare se occorre per costruire opere solo con oggetti, parole, immagini recuperate da altre forme di comunicazione. Ma Donati padano, che parte dalla realtà alla realtà ritorna sempre, fedele, innamorato ed incantato, dopo le sue scorribande nelle avanguardie sperimentali. Il piacere dell'inventare, del dipingere, del mescolare i colori emergono in ogni quadro, in ogni pennellata, che conservano la freschezza del movimento della mano, la torsione del polso per chiudere a cerchio le forme dei corpi e dei visi, lo scorrere e trascolorare delle setole in lunghe tracce per cieli impastati d’aria e per i paesaggi terragni, pieni di umori verdi e bruni. C'è nella pennellata di Donati come un'urgenza, una fretta di concludere di far emergere l'immagine, come una eco espressionista, ma senza dramma, senza urlo. Donati invita alla partecipazione, alla condivisione, alla "pietas", più che alla denuncia, allo strazio, alla lacerazione disperata. Il che non significa chiudere gli occhi sulla realtà o zuccherarla, addolcirla e quindi renderla più sopportabile, significa renderla più umana, più vissuta nel profondo, più intima. E c'è una ricerca di eleganza, di armonia nelle opere di Donati. C'è un ordine, una sapienza compositiva che è segreto equilibrio delle forme, ma anche esplicito omaggio alla bellezza, carpita dalla pittura antica, ma anche da qualsiasi immagine che abbia colpito l'artista - che non a caso, in altra occasione ho definito “neo popolare”-, stimolata da qualsiasi visione che ritrova l'occhio incantato e sognante di chi ancora sta scoprendo il mondo.
Ed infine è proprio la bellezza, che per Donati, ma non solo per lui, può salvarlo questo mondo, può dar senso ai nostri giorni scomposti.
Marzio Dall'Acqua. Parma, giugno 1998
Bibliografia:
1968 - 21° Premio Suzzara, catalogo mostra, Suzzara;
1969 - Bruno Freddi, Antonio Donati di Suzzara: un naïf che piace a Zavattini, (con ill.), Gazzetta di Mantova, 24 agosto, p. 8;
1969 - XXII Premio Suzzara, catalogo mostra, Suzzara;
1969 - Umberto Bonafini, Il ventiduesimo Premio Suzzara…, Gazzetta di Mantova, 9 settembre, p. 6;
1970 - 23° Premio Suzzara, catalogo mostra, Suzzara, settembre;
1971 - Dino Villani, a cura di, 800 Pittori allo specchio, Milano, Ed. Cavour, p. 83;
1972 - Marzio Dall’Acqua, Il grande realismo dei Naïfs, Mantova, Editrice Cultura e Lavoro, pp. 34, 35;
1972 - XXV Premio Suzzara, catalogo mostra, Suzzara, settembre-ottobre;
1973 - (b. fr.), Donati, Gazzetta di Mantova, 17 febbraio, p. 5;
1973 - Donati, pittore-operaio, Gazzetta di Mantova, 22 febbraio, p. 3;
1973 - I complimenti di Tamara per il pittore Donati, (con ill.), Gazzetta di Mantova, 9 marzo, p. 7;
1974 - Lazzero Ricciotti, I naïfs di casa nostra, La domenica del Corriere, Milano, 6 gennaio, pp. 35, 50;
1973 - Giorgio Falossi, a cura di, Pittori e pittura contemporanea, Milano, Edizioni il Quadrato, p. 304;
1974 - Mauro Corradini, I Naïfs di Suzzara, Iseo, Edizioni “l’approdo”, pp. 37/39, 56;
1974 - Maria Gabriella Savoia e Adalberto Sartori, a cura di, Dizionario dei Pittori Mantovani, Volume Primo, Mantova, Sartori Editore, p. 40;
1974 - Livio Blini e Walter Carlino, Naïfs italiani oggi, Milano, Editrice Seletecnica, pp. 274, 275;
1975 - Crevalcore: Naïfs mantovani (ed altri) a “l’Arca”, Gazzetta di Mantova, 3 gennaio, p. 7;
1975 - Andar per mostre, Collettiva al “Deschetto”, Gazzetta di Mantova, 15 febbraio, p. 3;
1975 - Paganelli P., Fornero E., Benassi B., Fornero C., a cura di, Itinerari Naïfs, Bologna, Pia Opera Fratini, pp. 106/109;
1975 - Cesare Zavattini, Vi auguriamo Buon 1976 con il calendario 1976, Domenica del Corriere, 25 dicembre, pp. 40, 41;
1984 - Claudio Moschin, Quei candidi sognatori della “Bassa”, Famiglia Cristiana, 7 aprile n. 14, pp. 56/64;
1985 - Adalberto Sartori, a cura di, Pittori Scultori Incisori nella Mantova del ’900 Mantova, Archivio Grafico Sartori, p. 155;
1986 - Arte in Piazza, catalogo mostra, Grazie (MN);
1986 - Arte in Piazza, catalogo mostra, Sermide (MN), Castiglione Stiviere (MN);
1987 - R. Margonari, a cura di, Itinerari Gonzagheschi, catalogo mostra, Sabbioneta, p. 45;
1987 - Dino Villani, La pittura emblematica di Antonio Donaati, Cà de Sass, CARIPLO, n. 99 settembre, pp. 46, 47;
1994 - Antonio Donati espone a Coredo, La Voce di Mantova, 28 luglio;
1996 - La Rasdora 1997, novembre;
1998 - Mentore Bertazzoni, Due sacerdoti, due ritratti, La Cittadella, 18 luglio, p. 24;
1999 - Vittorio Montanari, Omaggio a Zavattini, La Voce di Mantova, 16 gennaio, p. 19;
2001 - A bocca aperta, Antonio Donati dedica la sua scultura a Cesare Zavattini, La Cronaca di Mantova, 23 febbraio, p. 29;
2001 – Quando la ricerca diventa “Arte”, Gazzetta del Po, Buzzoletto di Viadana, 23 giugno.
2001 - Adalberto Sartori - Arianna Sartori, Artisti a Mantova nei secoli XIX e XX. Dizionario biografico, volume III, Dio - Ku, Mantova, Archivio Sartori Editore, pp. 1035/1039.