Ulderico Bignotti nasce nel 1938 a Guidizzolo (MN), dove tuttora vive e lavora.
Dopo gli studi classici, per lavoro si interessa di ceramica. Poi la materia lo affascina a tal punto da permettergli di iniziare una sua produzione artistica. Come artista è attivo dal 1969 con la partecipazione a numerose rassegne d’importanza nazionale.
Mostre e rassegne:
1983 - L’uomo e l’acqua, Palazzo Ducale, Mantova, 20 ottobre-30 novembre, collettiva;
1984 - Nuove presenze nuove immagini, Museo d’Arte moderna, Gazoldo degli Ippoliti (MN), agosto-settembre;
1985 - V Biennale di Scultura, Settimana artistica Reggiolese, Rocca Comunale, Reggiolo (RE), 7-14 luglio;
1985 - Arte Giovane, Istituto Tecnico Ind. Fermi, 16-30 novembre, personale;
1986 - 40 artisti per Goethe, Una sosta a Torbole, Palazzo Pavese, Nago-Torbole, 12 settembre-12 ottobre;
1987 - Itinerari gonzagheschi, Città di Sabbioneta, settembre;
1987 - Per un’immagine imprudente, Rassegna del giovane design europeo, Museo d’arte moderna, Gazoldo degli Ippoliti, febbraio;
1988 - Mostra-Concorso internazionale di ceramica, Gualdo Tadino (PG);
1988 - San Martino dall’Argine- Mostra d’Arte, San Martino dall’Argine (MN), 2-10 settembre;
1989 - Maestri mantovani, Galleria Lo Scalone, Mantova, 30 settembre 15 ottobre;
1989 - Casa di Rigoletto, Mantova, ottobre, personale;
1989 - Presepio Artistico, Chiesa della Buona Morte, Castiglione delle Stiviere, dicembre;
1991 - I° Rassegna Provinciale, Arte nell’artigianato mantovano, Centro Italmark, Castiglione delle Stiviere (MN), 14-19 ottobre.
Giudizi critici:
“Cocci trovati”
Jean Francois Millet, pittore devoto alla terra e alla verità, diceva che "l'arte è una battaglia, e nell'arte bisogna mettere in gioco la pelle". Non so quanti artisti d'oggi abbiano questo atteggiamento, ma so che per molti le cose stanno nei termini drammatici di questa dichiarazione di Millet, so che molti lo fanno. E c'è chi ha capito che in questa battaglia la pelle che si mette in gioco non è la vita come esistenza biologica, ma la vita metafisica, l'essere artisti, perché o si rischia tutto, senza adeguarsi alle mode, senza cercare i favori del pubblico, disprezzando i vantaggi economici del successo, oppure non si è artisti e basta. Bisogna insomma "essere in sè'', starci dentro, nella pelle di artista, per poterla mettere in gioco. E a me pare, che quest'uomo disordinato, arruffato, vivace, confuso, ombroso, ma dotato d'una finissima percettività, capace di perdere il senso della realtà fisica delle cose perché sa raccogliere il loro peso metafisico, che è Ulderico Bignotti, sappia correre questo rischio, voglia correrlo. E lo fa in modo scanzonato, anarcoide, accogliendo lietamente il peso - per altri insopportabile - della libertà vertiginosa che solo i poeti possono assaporare, e, proprio perché solo essi la possono percepire, sono anche i soli ad esserne atterriti, a volte resi impotenti, come accade a chi non è abbastanza umile, tra loro da essere, almeno un pochino, autoironico.
La ceramica è un'arte rigorosa. Dietro ogni colore si celano astruse alchimie di metalli, di ossidi, vetrificanti, gradi fahrenheit, ossigenazioni, e così via. Ogni ceramista possiede ricette e segreti procedimenti come gli antichi farmacisti che erano anche un poco stregoni. Per ciò esistono i blu glauchi di Bignotti, i suoi rossi marezzati. E questi sono davvero suoi perché nessun altro ceramista può riprodurli. Quale incredibile ricchezza può essere il possesso di un colore! Pochi artisti possono vantare simile privilegio! Il rigore artigianale che proibisce di lavorare in questo campo a chi non conosce la tecnica è dunque vivificato da una somma di procedimenti empirici, da soluzioni personali, da esiti imprevedibili, non codificabili. Quanto avviene nel segreto infuocato del forno può deludere o gratificare il rischio che l'artista corre ogni volta che mette in gioco la pelle - l'esperienza - nel tentativo di rinnovare il proprio linguaggio, di arricchirlo, di porlo in crisi, per crescere.
Nella ceramica non sono ammesse le crepe di cottura? Bignotti le provoca, le esaspera, ne fa un segno distintivo: le ceramiche di Bignotti non si rompono; sono rotte. La decorazione esige equilibri, corrispondenze, simmetrie? Le sue opere sono rigorosamente asimmetriche, distorte, con composizioni centrifughe; ogni lavoro sembra un frammento di una rappresentazione più ampia, appaiono come un reperto casuale, come un "coccio trovato", appunto, come quelle parti di antiche ceramiche delle quali non sappiamo distinguere se furono piatti, tazze o altro, ma che ci affascinano e di cui egualmente siamo ammirati, quali messaggi che ci provengono, seppur incomprensibili, dalla notte dei tempi. Tubi che sbucano, linee distorte, sfere penetrate nel magma, brani di cosmogonie, esplosioni telluriche, vandalismi perpetrati sugli ori, sui turchesi, sui rubini, di tesori alieni... Sono molte le suggestioni che Ulderico può suscitare attraverso i suoi lavori. Ma la sua è una distruzione continua della gabbia estetica, inesauribile ricerca negativa, pratica contestativa della propria arte stessa; il suo è un atteggiamento inquisitorio "Cosa puoi dirmi, arte della ceramica, cosa puoi darmi oltre ciò che già hai detto e dato agli altri? Cosa posso strapparvi, fuoco, terra, acqua, aria, che già non sia nei capolavori del passato?", si chiede ogni giorno Bignotti, un ceramista non ortodosso, anzi eterodosso. E riceve la risposta ogni volta che apre lo sportello del forno a cui ha affidato le sue visioni.
Renzo Margonari
“La tecnica è gioia di vivere”
Astrazione filosofica e materica. Ulderico Bignotti, uomo da analizzare a fondo. Sfumature che possono sfuggire o che soltanto in apparenza appaiono completamente comprese da un'analisi profonda. Occhi penetranti, viso imperscrutabile, stravaganza come normalità. La sua potente moto sotto il cavallo di pantaloni in pelle. Inforca il 'bolide' con la forza di chi vuole sfrecciare di fronte alle provocazioni del mondo. Non per questo Bignotti non è un riflessivo. Anzi nella sua arte di ceramista la plasticità è come un corpo in perenne movimento che si scompone in una razionalizzazione di frustrazioni di una società sempre volutamente alla moda.
La tecnica è gioia di vivere. Disperazione ed esasperazione, insoddisfazione e carattere. Ombroso e spregiudicato. Irrequieto ma preciso. Questo ritrovato guerriero il cui nome sembra indicare proveniente dalle terre fredde degli Unni, questo Ulderico padano è il simbolo di un'epoca che non ha ne fine ne tramonto. Di fronte a tutto e tutti chiede soltanto di essere compreso. Ci mette tutta la professionalità e l'esperienza di cui è capace. I risultati sono di piccole, medie e grandi dimensioni. Nel senso che in qualsiasi circostanza, Bignotti riesce a descrivere il suo modo di fare arte. Spazialità e visione cosmica del mondo. Surrealismo che sboccia da un embrione sino a definirsi come bassorilievo. La ricerca della materia per conoscere limiti e prospettive, ritrovando in tal modo il piacevole gusto di colori indefiniti ed unici. Domina l'azzurro: una tonalità che addolcisce l'apparente rudezza dei contorni e dei fanta-soggetti.
Ulderico Bignotti maestro ceramista per quel suo senso della misura umana. La modestia è la dote che maggiormente si sprigiona da un individuo che pare quasi trovarsi in imbarazzo. La provincia, la campagna, l'orto, il cane di casa, il laboratorio, gli amici sono elementi dinamici di un'esistenza che corre e scorre. Oltre questa dimensione che cosa c'è? Esistono gli spazi contaminati dell'arte che non è più dominio dell'uomo. Insistono sulla capacità di reazione della personalità aspetti che possono sublimare la cattiveria, l'arroganza, la rivalità.
Il perbenismo interessato e condizionante non piace a Bignotti. L'artista è solo con se stesso. Cerca rifugio in un cosmo che non è poi così lontano come appare. Bignotti supera le barriere e ci presenta la sua visione, così affascinante, così penetrante.
Werther Gorni
Bibliografia:
1983 - Renzo Margonari, Le ceramiche d’arte di Ulderico Bignotti, Gazzetta di Mantova, 5 novembre;
s.d. - Albert Wolmer, Ulderico Bignotti, La buona terra, Rivista Ratio, Castelli Elaborazioni S.r.l., Castelgoffredo (MN);
1984 - Nuove presenze nuove immagini, Museo d’Arte moderna, Gazoldo degli Ippoliti (MN), catalogo mostra;
1984 - Renzo Margonari, L’uomo e l’acqua in una Mostra riuscita, Quadrante Padano, dicembre;
1984 - Uomo - Acqua: Connubio artistico, Corriere della Sera;
s.d. - Un piccolo universo di pezzi unici dalle forme inusuali, “Arteregalo”;
1985 - V Biennale di Scultura, Settimana artistica Reggiolese, Rocca Comunale, Reggiolo (RE), catalogo mostra;
1985 - Ulderico Bignotti fine ceramista inventore di forme, Gazzetta di Mantova, 16 novembre;
1985 - La materia vive nell’inno alle forze della natura, Gazzetta di Mantova, 30 novembre;
1986 - 40 artisti per Goethe, Una sosta a Torbole, Fabbri editore, cat. mostra;
1987 - G. F., Gazoldo: quattro artisti mantovani alla “Rassegna del giovane design europeo”, Gazzetta di Mantova, 13 febbraio;
1987 - Settembre a Sabbioneta ’87, Itinerari Gonzagheschi, Pro-loco, Città di Sabbioneta;
1988 - Werther Gorni, Le ceramiche di Bignotti…, Gazzetta di Mantova, 6 agosto;
1988 - Tre importanti rassegne d’arte contemporanea…, Gazzetta di Mantova, 1 settembre;
1988 - Le numerose mostre proposte, Gazzetta di Mantova, 4 settembre;
1988 - Un piatto di Ulderico Bignotti dedicato a S. Martino…, Gazzetta di Mantova, 11 settembre;
1988 - Antonio Gargiulo, Ulderico Bignotti: L’eruzione della materia, Il Timone TG Cooper, 25 novembre;
1989 - Arnaldo Maravelli, Da trent’anni cuoce e ricuoce per raffinati effetti…, Gazzetta di Mantova, 8 gennaio;
1989 - Ceramica di Bignotti per ‘Pane in piazza’, Gazzetta di Mantova, 9 aprile;
1989 - Tredici artisti mantovani allo Scalone, Gazzetta di Mantova, 7 ottobre;
1989 - Ulderico Bignotti illustra le sue opere, Gazzetta di Mantova, 14 ottobre;
1989 - Si chiude questa sera la personale di Bignotti, Gazzetta di Mantova, 15 ottobre;
1989 - M. G. Savoia, Ceramiche di Bignotti: connubio materia-smalti, Gazzetta di Mantova, 22 ottobre;
1989 - Presepio “Artistico” grazie a Bassoli e Bignotti, Gazzetta di Mantova, 31 dicembre;
1995 - Werther Gorni, a cura di, Per Ulderico Bignotti la vita si esprime…, La Voce di Mantova, 15 luglio.
1999 - Adalberto Sartori - Arianna Sartori, Artisti a Mantova nei secoli XIX e XX. Dizionario biografico, volume I, A - Bona., Mantova, Archivio Sartori Editore, pp. 438/442.
2017 - Catalogo Sartori d’Arte Moderna e Contemporanea 2018, a cura di Arianna Sartori, Mantova, Archivio Sartori Editore, p. 23.